Peter Gabriel 2, Scratch – 2 giugno 1978

Peter Gabriel 2, Scratch – 2 giugno 1978

Peter Gabriel 2, Scratch

Il 2 giugno 1978 esce il secondo album solista di Peter Gabriel, senza titolo, come il primo, ma chiamato informalmente Scratch dall’immagine. Ecco perché riascoltare questo disco.

di D.B.

Sin dall’inizio dell’album si capisce che il produttore, Robert Fripp, imprime alla musica di Gabriel un’opposta direzione, rispetto a Bob Ezrin, che aveva curato l’esodio di Peter.

D.I.Y è uno dei brani migliori di Gabriel, un inno alla possibilità di avere il controllo della propria vita e di operare qualsiasi cambiamento a ogni livello, se ci si mobilita. Uscito come singolo portante dell’album, però, non ha avuto successo ed è stato ignorato dalle classifiche sia inglesi che americane.

Peter riesce a realizzare il suo sogno e a sottrarre per un po’ Roy Bittan alla E Street Band di Bruce Springsteen e i suoi interventi con il pianoforte sono inconfondibili (come in Mother Of Violence).

Vengono utilizzati spesso i primi take e mantenuta una produzione molto asciutta. I pezzi sono meno rifiniti e ci sono diversi errori, ma, secondo Gabriel, rendono l’album più spontaneo e autentico.

Chi ha ascoltato questo disco sul vinile ricorda l’effetto alla fine del primo lato, nel brano White Shadow, a seconda del tipo di giradischi utilizzato. C’era l’effetto stonato, un attimo prima del ritorno indietro automatico del braccio e c’era la continuazione all’infinito o il blocco improvviso. Tutto ciò, ovviamente, chi ha sentito l’album solo nel CD non ha potuto sperimentarlo. Ma oggi è di nuovo disponibile la versione in vinile. Per vedere l’effetto che fa…

Come accennato, Robert Fripp è l’esatto opposto di Bob Ezrin, dove il secondo aggiungeva (come nel caso di Here Comes The Flood in PG1) il primo sottrae. Il risultato è un suono netto e realistico.

Mother Of Violence nasce come canzone natalizia scritta da Peter e Jill per le loro bambine e per la chiesa locale. Anche se c’è chi pensa che il contributo della compagna non sia stato poi così essenziale, ma che il credito fosse una sorta di risarcimento per il poco tempo dedicato alla famiglia. Il brano si trasforma in un inno contro la violenza ed è uno dei più belli mai scritti da Peter.

L’idea di raffigurare Gabriel in una strada di New York, che lacera la copertina con le dita ad artiglio, che dà all’album il titolo informale di Scratch, è di Storm Thorgerson, fondatore del collettivo Hipgnosis, che cura gli artwork dei primi tre dischi di Peter. 

Quasi metaforicamente, per la promozione del disco Peter si è tagliato i capelli molto corti. “Mi piace esporre il mio scalpo”,  ha detto in un’intervista, in risposta alla domanda sul look inaspettato. “Posso sentire le gocce di pioggia che cadono sulla mia testa”, ha aggiunto Gabriel.

L’album non è abbastanza commerciale, specialmente per gli Stati Uniti, dove l’etichetta Atlantic si aspettava un altro singolo di successo come Solsbury Hill. Ma accettano che Gabriel faccia di testa sua, con i temi dolorosi e paurosi, con la sua sperimentazione musicale. In attesa del trionfo commerciale che, come sappiamo, arriverà solo nel 1986 con l’album So.

E com’erano i rapporti con gli ex compagni di band, al tempo di PG2, si chiederà qualcuno. Ottimi, visto che Phil Collins collabora ai dischi di Peter e che il 29 luglio 1978 Gabriel raggiunge a sorpresa i Genesis sul palco del Madison Square Garden di New York per un indimenticabile bis finale, I Know What I Like.

 

Peter Gabriel 2: Scratch. Registrazione originale rimasterizzata

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