Here It Comes Again di Francesco Gazzara: “Genesis, mia eterna passione” – COMPRA, ASCOLTA e INTERVISTA

By Eugenio Delmale –Β 

Francesco Gazzara Plays Genesis: “Here It Comes Again, il seguito di “Play Me My Song”, per IRMA Records. Compralo qui, ascoltalo e leggi l’INTERVISTA a Francesco Gazzara.Β 

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Intervista:

H.R.: In Play Me My Song e in questo nuovo disco Here It Comes Again (suo ideale seguito, anche nel titolo) hai riarrangiato a modo tuo i brani dei Genesis. Con quale criterio? Cosa β€œtradisci” e cosa conservi?

Francesco Gazzara: Non esiste un criterio deciso a priori, l’unica base di partenza Γ¨ la chiave con cui decido di interpretare ogni singola canzone dei Genesis al pianoforte. Si tratta di un processo lento, in quanto mi interessa restituire molte delle sfaccettature presenti negli originali, cercando il compromesso migliore nell’esecuzione a due mani. Quindi non ci sono soltanto le parti delle tastiere ma affiorano spesso anche quelle degli altri strumenti, oltre alla melodia della voce. Quindi sono costretto a tradire qualcosa per conservarne altre, Γ¨ un lungo processo di scelta finalizzato esclusivamente al piacere dell’ascolto (e anche del suonare) e alla resa globale del brano. Dopo di che viene tutto il resto, decidere quali strumenti faranno parte dell’arrangiamento, e anche lΓ¬ alcune cose vengono in aiuto di eventuali β€œtradimenti” rispetto all’originale nella parte pianistica, o viceversa si evidenziano parti che nella versione originale erano piΓΉ nascoste.

La scelta degli strumenti orchestrali in aggiunta al tuo pianoforte a quale necessitΓ  corrispondono?

In β€œPlay Me My Song” la scelta era essenzialmente la stessa che ho appena descritto. In β€œHere It Comes Again” la novitΓ  Γ¨ che c’è quasi sempre un solo strumento solista in aggiunta al pianoforte e qui la scelta Γ¨ spesso ispirata sia dal tipo di strumento che dal valore del musicista ospite. Visto che si tratta di strumentisti validi con cui ho spesso collaborato in altri progetti, non Γ¨ stato difficile scegliere quale brano affidare a ogni singolo intervento.

Con quale criterio li hai abbinati a un brano?

Il criterio Γ¨ stato anche quello di seguire abbastanza l’impatto dinamico e ritmico del brano originale. Ad esempio l’unica comparsa di una percussione che guida il ritmo del brano dall’inizio alla fine Γ¨ quella del cajon su β€œI Know What I Like”, intrecciata con la parte originale di basso elettrico. Oppure la presenza del flauto su β€œThe Musical Box” e β€œSupper’s Ready”, fondamentale nella resa sonora β€œpastorale” di questi classici. Infine la chitarra elettrica su β€œThe Carpet Crawlers”, che non Γ¨ il brano piΓΉ scontato sul quale riarrangiare uno strumento della versione originale, visto che non ci sono assoli in piena evidenza. Eppure Γ¨ stata l’occasione per riprodurre un sound, grazie anche a spunti frippiani e hackettiani che David Giacomini, il chitarrista ospite, ha colto al volo.

In questo disco hai anche aggiunto Hammond, Mellotron, Rhodes, ecc.. perchΓ©?

Da una parte sono gli strumenti che suono (e mantengo, vista l’etΓ ) da anni, i cui timbri sono in gran parte responsabili della mia passione di lunga data per il progressive e non solo. Dall’altra ho deciso di suonarli tutti – compreso il piano elettrico Rhodes che Tony Banks non ha quasi mai usato nei dischi dei Genesis pur essendo un altro strumento classico del prog (basti pensare ai Soft Machine) – perchΓ© nel disco precedente comparivano solo nelle bonus track, accanto all’onnipresente pianoforte.

E un pianoforte molto antico. Che suono volevi ottenere con esso?

Il Bechstein a coda che ho utilizzato risale al 1878 ma ovviamente Γ¨ stato completamente restaurato nella sua parte meccanica. Sulla carta non avrebbe avuto speranza nel confronto con lo strumento che usai su β€œPlay Me My Song” – il Bosendorfer Grand Coda della Sala Assunta della Radio Vaticana – ma nella pratica ha rivelato un suono assai brillante e soprattutto nei brani piΓΉ ritmici e dinamici ha impresso la sua anima. Ce ne siamo accorti soprattutto nel missaggio, nel modo in cui emergeva tra gli altri strumenti. Il merito Γ¨ anche di Fabio Sigismondi che l’ha restaurato con grande cura e ne ha permesso l’utilizzo per questo progetto.

I brani che esegui nei due dischi comprendono fino all’album Duke. PerchΓ©?

Il motivo Γ¨ autobiografico se vogliamo. Io ho scoperto i Genesis a 13 anni proprio con l’uscita di Duke nel 1980 e in pochi mesi risalii velocemente, tra vinile, singoli e cassette, a tutta la loro discografia antecedente. Quindi questi due tributi per me sono legati al loro repertorio anni ’70 non tanto perchΓ© si tratta di progressive β€œprima e dopo Gabriel” ma soprattutto perchΓ© riflettono il periodo in cui dentro di me si Γ¨ formata l’indelebile futura ed eterna passione per i Genesis.

C’è una versione di Supper’s Ready in trascrizione pianistica integrale. Ci racconti le difficoltΓ  e le soddisfazioni dell’esecuzione?

Premetto che prima di decidere di affrontare questo capolavoro assoluto del rock sono andato a sentire ovunque (youtube compreso) se esistessero altre trascrizioni di solo pianoforte. In realtΓ  ho trovato solo un paio di esecuzioni non trascritte, solo eseguite dal vivo insomma, entrambe spezzettate o suonate in maniera molto accademica, senza tenere presente che si sta suonando un brano rock in cui alla batteria c’è un certo Phil Collins, per fare un solo esempio. L’unica ascoltabile era un’esecuzione con due pianoforti, ma di minor interesse per me in quanto ritengo piΓΉ originale riarrangiare le parti dei cinque strumenti originali per sole due mani. O meglio, se la rendi bene con un buon compromesso rispettoso tra l’innovazione e il cambiamento, che senso a suonarla a quattro mani per raggiungere lo stesso rislutato? Tornando alle difficoltΓ , visto che in β€œHere It Comes Again” la mia versione di β€œSupper’s Ready” si avvale anche di un violoncello, del flauto, delle chitarre acustiche e di parecchie tastiere analogiche, il problema Γ¨ stato registrare tutti questi strumenti in sovraincisione col pianoforte, che a sua volta avevo inciso senza un click. L’esperienza di β€œPlay Me My Song” Γ¨ servita molto in questo senso, con l’attento studio dei sincronismi fatto su quel disco. Circa le soddisfazioni, beh, β€œSupper’s Ready” Γ¨ cosΓ¬ ricca di parti intricate e spunti incredibili, che giΓ  quando la completi al solo pianoforte ti senti un po’ come se avessi completato un’integrale di un compositore classico. La stessa sensazione che si ha quando finisce β€œApocalypse in 9/8” e si arriva all’avvolgente finale di β€œAs Sure As Eggs Is Eggs”…

In particolare, quale periodo dei Genesis ti interessa musicalmente di piΓΉ?

Indubbiamente questo si puΓ² evincere anche dalle mie risposte a dalle tracklist dei due dischi dedicati ai Genesis, eppure ti confesso che avendo assimilato cosΓ¬ tanta musica scritta anche dopo il 1980 da Banks, Collins e Rutherford ci sono periodi anche dopo β€œDuke” che mi piacerebbe rivistare in futuro. Sentire una loro composizione degli anni seguenti Γ¨ comunque come ascoltare un parente che ti parla, c’è un’indubbia familiaritΓ . Tra l’altro se prendi alcuni brani dei dischi da β€œAbacab” in poi e li riarrangi al pianoforte, capisci ancora di piΓΉ che erano passati solo pochi anni…

Recentemente con 2084 hai anche reso omaggio all’album 1984 di Anthony Phillips. Cosa ti ha interessato di quel disco cosΓ¬ particolare di Ant?

Al tempo mi impressionΓ² per la sua ricchezza di sonoritΓ  fantascientifiche e ritmiche mai uguali a se stesse. Dopo anni di 12 corde e atmosfere pastorali un disco cosΓ¬ con quelle drum machine e quei synth fu una rivelazione per me. Tanti anni dopo ho letto il romanzo β€œ2084: La Fine Del Mondo” dello scrittore francoalgerino Boualem Sansal – una specie di remake di β€œ1984” di Orwell trasportato in una societΓ  distopica controllata da una dittatura islamica – e la musica di Ant Phillips ha risuonato nelle mie orecchie durante tutta la lettura. Da qui l’idea di fare una soundtrack immaginaria personalizzata del libro, mantenendo l’impianto sonoro del disco di Phillips ma scrivendo della musica totalmente nuova, niente cover. Lo stesso Ant mi ha rivelato di aver gradito l’album anche per il fatto che non era l’ennesimo disco di rifacimenti.

Hai legato l’uscita del disco (9 gennaio 2020) alla data delle prime registrazioni dei Genesis alla BBC per i Jackson Tapes (9 gennaio 1970). A parte l’anniversario dei 50 anni, c’Γ¨ un motivo particolare?

In parte volevo seguire la tradizione degli anniversari, visto che nel 2014 β€œPlay Me My Song” uscΓ¬ lo stesso giorno (45 anni dopo) del primo concerto ufficiale dei Genesis alla Brunel University nel novembre del 1971. PerΓ² non c’è solo un motivo diciamo cosΓ¬ scaramantico. Durante le registrazioni di β€œHere It Comes Again”, quando i numerosi overdub e le scelte difficili di arrangiamento facevano presagire una lunga gestazione dell’album, mi sono immedesimato in quei primi esperimenti in studio dei Genesis ancora molto giovani. Nei Jackson Tapes c’era molto materiale che poi confluΓ¬ negli album storici del gruppo e in un certo senso adesso, per me, impegnato in un’operazione inversa di scarnificazione all’osso della loro musica, registrare questo disco Γ¨ stato come viaggiare nel tempo.

Oltre a suonarli, i Genesis, li analizzi in vari articoli (per esempio per il Genesis Magazine Dusk). Come cambia il tuo giudizio nei loro confronti quando non li interpreti?

L’analisi non prescinde da una grande passione di fondo. E’ questa che permette di β€œfare le pulci” alla loro scrittura e alle loro eescuzioni o registrazioni. Anche per arrivare alla conclusione che i Genesis sono inarrivabili, Γ¨ inutile rieseguirli al 100% di fedeltΓ  musicale se poi manca il brivido della presenza scenica dell’originale. Tanto di cappello a chi li ricostruisce anche scenicamente intendiamoci, ma a me interessa piΓΉ lo studio e l’analisi della partitura. Tony Banks ha sempre dichiarato che all’inizio della loro carriera i Genesis volevano solo essere dei compositori e non degli esecutori tanto meno musicisti rock. Questa Γ¨ un’ottica importante per chi vuole analizzare a fondo non solo le note che hanno inciso ma anche quelle che hanno semplicemente β€œsfiorato”, per risalire alle loro influenze e ascolti dell’epoca. Un collega musicista ha detto che la mia operazione sul loro materiale gli ricorda ciΓ² che Glenn Gould fece sul repertorio di Bach, le note originali in gran parte al loro posto ma con un’infinita possibilitΓ  di variazioni ritmiche, sospensioni, rubati ecc. al fine di rinnovare l’esperienza spirituale e fisica con un corpus musicale di secoli prima. A parte l’esagerazione e il confronto improponibile per quanto mi riguarda, rimane la volontΓ  di fornire a chi nel futuro ascolterΓ  i Genesis anche una chiave interpretativa diversa da parte di un loro contemporaneo.

Il progetto grafico del disco Γ¨ un ulteriore omaggio…

Come Γ¨ giΓ  stato per β€œPlay Me My Song” anche qui l’acquerello originale dell’artista Ugo Micheli fornisce al tempo stesso una nuova interpretazione e soprattutto un omaggio ai lavori originali per le copertine del gruppo. In maniera parallela a ciΓ² che ho fatto con la musica, il disegno riparte da zero senza cloni digitali ma con un tratto che magicamente ripiega su alcuni particolari al tempo inventati da illustratori geniali come Paul Whitehead, Colin Elgie e Lionel Koechlin.

Si puΓ² ricevere il disco in anteprima per Natale. Come?

Il CD digipack a tre ante Γ¨ acquistabile sul seguente link: www.gazzaraplaysgenesis.com/shop.htm
In questo modo si riceve una copia con dedica entro Natale, poi dal 9 gennaio l’album sarΓ  ufficialmente in distribuzione ma le prime stampe in digipack CD saranno probabilmente giΓ  finite. Quindi il consiglio Γ¨ di fare in fretta.

Hai previsto dei concerti per eseguire i brani dei due dischi?

In realtΓ  giΓ  in alcune delle ultime performance di Gazzara Plays Genesis avevo affrontato parte del repertorio di β€œHere It Comes Again”. Ora il materiale Γ¨ sufficiente per un concerto di quasi due ore completamente dedicato alla musica dei Genesis, con pianoforte acustico e proiezioni video di sfondo. Con un concerto piΓΉ lungo cambiano perΓ² anche i luoghi adatti per eseguirlo, in alcuni ad esempio Γ¨ necessario un intervallo tra i due tempi e in altri al contrario si deve ridurre di molto la durata. Ecco perchΓ© ancora non ci sono date fissate dopo l’uscita del nuovo disco, anche se un paio di eventi sono giΓ  in lavorazione, uno in Italia e l’altro in Germania. A presto tutte le news su www.gazzaraplaysgenesis.com

Ringraziamo Francesco Gazzara per la sua disponibilitΓ  e, oltre ad acquistare al link sopra il nuovo disco, vi invitiamo anche a comprare su Amazon gli album citati da Gazzara nell’intervista:

THE PIANO ROOM – http://www.thepianoroom.it/

Francesco Gazzara plays Genesis: β€œHere It Comes Again” –  TRAILER & SIGNED DIGIPACK, BUY NOW MP3 VERSION

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