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Genesis: parte dal Belgio il tour del primo successo all’estero, 15 gennaio 1972 – AUDIO & MEMORIE

By D.B. - 

Storie e Memorie indimenticabili, attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

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Nel gennaio 1972, i Genesis iniziano a "colonizzare" i paesi oltre la Manica. Ecco i primi passi di un successo internazionale.

Si sono già esibiti all'estero, in Belgio, in marzo e in agosto, ecco la registrazione del primo concerto, il 7 marzo 1971:

E hanno anche registrato mini-concerti alla tv belga. Il 7 agosto 1971 il Nursery Cryme Tour è iniziato proprio in Belgio, a Bruxelles, e il 17 dicembre hanno fatto il primo concerto in Francia, al Gibus Club di Parigi. Ecco la locandina:

Ma i Genesis ancora non hanno messo stabilmente piede fuori dai confini del Regno Unito.

Il 15 gennaio 1972 alla Petite Salle di Arlon, in Belgio, inizia invece un mini tour, destinato a espandersi e a portarli anche in Italia, in aprile e poi in estate.

Ecco l'audio del concerto del giorno dopo, al Charleroi Festival:

Ecco una riflessione di Phil Collins su questo tour, tratta da No, non sono ancora morto: L'autobiografia:

"Solo un anno e mezzo fa ero un ragazzo di Hounslow che viveva al capolinea della metropolitana. E adesso questa adorazione più o meno internazionale. Non importa che in Inghilterra suoniamo quasi sempre nei pub, o sulle casse di birra, o entrambe le cose.

Sì, tornati nel mondo reale andiamo ancora a suonare con un pulmino preso a noleggio da una ditta losca di Kensington. La qualità del pulmino decide la nostra puntualità al concerto. Ci capita spesso di avere guasti per strada. Anche più volte. Durante il viaggio per la Aberystwyth University andiamo in panne tre volte all’andata, arriviamo troppo tardi per suonare, e di nuovo restiamo a piedi due volte al ritorno."

Altri artwork di bootleg con la registrazione del concerto di Charleroi:


Dal 22 gennaio altro minitour, sempre in Belgio. Si parte dall' Athenee Royal Du Woluwe St Pierre di Bruxelles, il giorno dopo i Genesis si esibiscono ancora al Palais des Beaux Arts a Charleroi. Il 24 mattina negli studi della TV belga a Bruxelles, per poi finire la sera stessa al 
Trocadero di Liegi. 

Il successo sta per arrivare e il Belgio è la prima nazione a capire la proposta musicale dei Genesis. Anche in Italia il numero dei fan cresce in maniera esponenziale. E la tournée nella penisola lo dimostrerà. Ma questa è un'altra storia che Horizons Radio racconterà.

Se possiedi memorabilia legate a questi concerti da condividere con noi scrivi a Horizons Radio.

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Genesis: l’esordio di Steve Hackett in concerto, 14 gennaio 1971 – VIDEO & MEMORIE

By D.B. - 

Storie e Memorie indimenticabili, attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

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Il 14 gennaio 1971 Steve Hackett esordisce in concerto con i Genesis, all'University College di Londra.  Ecco il racconto di quei giorni movimentati. 

Da genesisfan.net

By D.B.

Come abbiamo visto (LEGGI LO SPECIALE DI HORIZONS RADIO SU QUEI GIORNI), la band è stata vicinissima a sciogliersi, perché Anthony Phillips ha lasciato i compagni d'avventura e loro hanno deciso di sostituire anche John Mayhew, l'attuale batterista. 

IGenesis hanno già ingaggiato Phil Collins alla batteria - LEGGI -, ora devono trovare un valido sostituto alla chitarra.

Hanno già provato in concerto sia Ronnie Caryl, grande amico di Phil (ha fatto l'audizione con lui -LEGGI) e chitarrista dei Flaming Youth, che Mick Barnard, membro dei Farm, ma entrambi  non hanno convinto gli esigenti membri della band.

Dopo l'addio di Anthony Phillips - LEGGI e poi con l'arrivo di Phil, i Genesis hanno quindi continuato come quartetto, con Tony che suonava tutte le parti di chitarra su un piano elettrico Hohner filtrato con un fuzz box. La ricerca continua.

Il 14 dicembre, scorrendo il Melody Maker,Peter viene incuriosito dall’insolito annuncio di un certo Steve. Eccolo:

Da newslines.org

Ricorda Tony Banks in Genesis. Il fiume del costante cambiamento, di Mario Giammetti, Editori riuniti:

«Mike aveva fatto audizioni per lungo tempo, ma io e Peter ci convincemmo che stava cercando di trovare qualcuno che suonasse proprio come Ant, il che era ovviamente impossibile. Così andammo noi due a sentire Steve. Era veramente in gamba, a guardarlo sembrava uno dei tanti, invece sapeva comporre, sperimentare, non era il classico chitarrista scalmanato».

E ricorda Steve nello stesso preziosissimo libro di Giammetti:

«Suonavo un po’ alla Jimmy Page, con assolo veloci che mal si sposavano alla delicatezza delleloro canzoni. I primi tempi furono davvero difficili». 

E così si arriva a quel 14 gennaio 1971, quando all'University College di Londra, Steve Hackett fa il suo esordio in concerto con i Genesis. Ma non sarà un momento facile.

Racconta Steve riportato da Richard Macphail in My book of Genesis:

"Il primo concerto per me è stato un disastro. Fino ad allora avevo usato un fuzzbox preso in prestito o il Marshall Superfuzz di Tony. Quindi tutto ha funzionato bene, ma quella sera mi hanno dato uno Shaftesbury Duo Fuzz che è un grande fuzzbox. Non riuscivo ad avere un Marshall Superfuzz e pensai, ‘Oh, questo suona bene'.

E quando abbiamo fatto il sound check sembrava tutto a posto, ma ovviamente quando tutti stavano suonando, era molto più forte e il ritorno un disastro.  Mi sono scoraggiato e ho dimenticato tutte le mie parti. Mi ricordo di una lite accesa dopo lo spettacolo e pensavo che fosse tutta colpa mia.

Col senno di poi, non lo era. Quello fu il mio momento più imbarazzante sul palco, essere sul palco con musica profondamente arrangiata e con la totale incapacità di ricordare una nota, perché non potevo controllare il mio suono. Non è un buon inizio, ho pensato."

Racconta Steve a TWR #33 riportato da genesis-movement.org:

"E' stato un concerto spaventoso... un'esperienza non piacevole... ci sono stati molti errori ed io avevo una fuzz  box che stavo provando da settimane e improvvisamente quella sera ho dovuto utilizzarne una diversa ed era come... era la differenza tra un amatore e un professionista e con questa fuzz box  e il suo feedback io ho suonato male per tutto lo show e ho pensato di aver sbagliato tutto e che sarebbe stato l'ultimo concerto con loro." 

In realtà Steve non è il solo a suonare poco bene quella sera. Ricorda Mike Rutherford nella sua autobiografia, The Living Years, Arcana:

"Come avremmo scoperto negli anni, Phil aveva la grande capacità di bere tanto senza darlo a vedere. Al primo concerto di Steve - University College London, gennaio 1971 - si verificò un’eccezione. Ci eravamo fatti qualche pinta ma nessuno si era accorto che Phil se n’era scolata qualcuna in più degli altri ed era sbronzo. Phil era un batterista così in gamba che poteva fare praticamente di tutto, ma quella sera si preparò per una delle sue grandi rullate e non successe niente. Silenzio. L’aveva eseguita alla perfezione, peccato che fosse spostato di venti centimetri da ciascun pezzo della batteria.

Povero Steve: era il suo primo concerto, era nervoso e noi avevamo un batterista ubriaco. A fine serata io e Tony facemmo passare un brutto momento a Phil, il che a Phil non diede alcun disturbo, ma sfortunatamente Steve pensò che stessimo litigando per causa sua: lo odiavamo e volevamo sbatterlo fuori. Come sempre, a nessuno passò per la testa di mettere al corrente il nuovo arrivato su come stavano le cose."

E racconta Phil Collins nella sua autobiografia:

"Per la maggior parte dei casi i concerti sono condotti in modo piuttosto professionale: arriviamo, suoniamo e torniamo a casa. Fumiamo qualche canna, ma niente bagordi esagerati. L’unica volta che succede è a un concerto alla City University di Londra, il primo di Steve con i Genesis. Suoniamo più tardi del previsto, quindi passo il tempo scolandomi un po’ di birre Newcastle Brown. Quando saliamo sul palco sono completamente sconclusionato. Faccio tutti i fill giusti, ma otto centimetri più a destra di dove dovrei. Altro che air-guitar, questa è air-drums. E dopo sono pentito: «Cosa penserà il nuovo chitarrista? Il suo primo concerto e il batterista è ubriaco fradicio». È la prima volta che suono da ubriaco, e sarà anche l’ultima."

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No, non sono ancora morto di Phil Collins. Retro-copertina - CLICCA SULL'IMMAGINE PER ACQUISTARE IL LIBRO.

Ma Steve, nonostante le sue preoccupazioni, passa l'esame. E la conferma viene da Peter Gabriel, che dichiara, riportato nel libro di Giammetti sopra citato:

"Abbiamo avuto due chitarristi negli ultimi mesi ma questo spero sia quello definitivo, lo abbiamo trovato attraverso il Melody Maker e sembra essersi adattato benissimo". (Peter Gabriei, Zig Zag n. 19, 5/71, «Genesis», anonimo). 

Ecco cosa ne pensa oggi Anthony Phillips:

Steve diventerà una colonna dei Genesis, nella formazione che molti considerano "quella vera" e oltre. Fino al clamoroso addio.

Ma questa è un'altra storia - LEGGILA QUI-.

by D.B.

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Rassegna Stampa – Phil Collins tra i grandi batteristi su Prog Italia di gennaio – TRAILER

By Lucio Curti - 

Ci sono anche Phil Collins e i Genesis nello "Speciale Batteria anni 70" di Prog Italia, primo numero del 2020.

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Ecco come lo presenta il direttore Guido Bellachioma sulla pagina ufficiale Facebook:

"Il numero di gennaio per chi cura una rivista è un po’ speciale... perché sembra sempre il primo, perché dona la sensazione del continuo inizio, perché esprime un po’ la magia di una rivista che nasce pensando di durare solo pochi numeri, visti i tempi oscuri dell’editoria. Invece, grazie a chi ancora ama profondamente la musica e non ha paura delle contaminazioni, il 21 di questo mese uscirà il numero 28 di Prog Italia… gennaio 2016, 2017, 2018, 2019, 2020.

Nonostante qualche “menagramo” ci siamo ancora e al domani pensiamo con allegria (rimanendo alla musica perché il panorama intorno è davvero sconfortante)… grazie

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Ecco il trailer:


Nel sommario del numero 28: Speciale batteria/Anni 70 - DAVID SYLVIAN - FEAT. ESSERELÀ - NUCLEUS - OFFICINA F.LLI SERAVALLE - ROCCO ZIFARELLI - MAESTRI DELLA COMPOSIZIONE: Rock progressivo, prima parte - CAMEL - PETER BAUMANN - IQ - FLYING COLORS - MARILLION - PINK FLOYD/THE LATER YEARS - ARTURO STALTERI - FRUUP - NO MAN - GLI SCATTI DELLA MIA VITA/Lino Vairetti - ZOO DI BERLINO - RECOVERED: ALBUM STORICI “RIPENSATI”/Rare Earth: GET READY (1969) di Giampiero Wallnofer."

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Genesis live al Bataclan di Parigi, 10 gennaio 1973 – VIDEO & MEMORIE

By D.B. - 

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10 gennaio 1973, i Genesis si esibiscono al Bataclan di Parigi. Ecco le immagini della serata:

Setlist:

Watcher of the Skies

The Musical Box

Supper's Ready

The Return of the Giant Hogweed

The Knife

Angolo del Collezionista:

DVD.GENESIS LIVE.BATACLAN 73/BELG TV 72/ITALIE TV 74/UK SHEPPER 73/ PARIS 74 TV/229 MINUTES. ALL ZONES. Formato: DVD. Compra:

Il 28 settembre 1972 al National Stadium di Dublino nel finale di The Musical BoxPeter Gabriel si era presentato sul palco indossando una testa di volpe e un vestito rosso da donna di sua moglie Jill, all'insaputa dei compagni. L'inizio di un'epoca di teatralità e costumi, che ha dato alla band una visibilità e un popolarità finora sconosciute.  

Nel video del concerto al Bataclan si vedono per la prima volta.

I Genesis e la testa di volpe – LEGGI e ASCOLTA

3 febbraio 1865 è il giorno ufficiale dell' inaugurazione del Bataclan.

In origine denominata Ba-Ta-Clan, dal titolo di un'operetta di Jacques Offenbach, la salle de café-concert si è trasformata nel tempo, divenendo prima un teatro e poi un cinema. 

Nel 1969 il Bataclan diventa salle de spectacle, meta obbligata per la musica internazionale in Europa.

Il video del concerto, inserito nel box-set di 7 CD e 6 DVD Genesis 1970-1975, include un'intervista inedita alla band in francese.

Fonte sul Bataclan: Cafebabel

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Genesis: 50 anni dei Jackson Tapes, 9 gennaio 1970 – AUDIO, VIDEO & MEMORIE

By D.B. - 

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9 gennaio 1970. I Genesis registrano quelli che passeranno alla storia come i Jackson Tapes.

Un produttore della BBC commissiona ai Genesis la musica per un documentario sul pittore Mick Jackson.

Il produttore ha sentito parlare di Genesis alla fine del 1969, quando erano a lavoro su quello che diventerà l'album Trespass nel cottage di proprietà dei genitori di Richard Macphail.

Richard racconta nella sua autobiografia che i Genesis nel Christmas Cottage passavano il tempo a scrivere musica.

Il soggiorno è stato fin troppo disciplinato. Si alzavano e facevano colazione
e alle 10 in punto iniziavano a lavorare.

Mike proponeva una sequenza di accordi, Tony aggiungeva qualcosa e
Peter aveva un ritmo con cui spesso iniziava una composizione. Secondo Macphail
Ant era il gigante musicale, mentre l'altro elemento cruciale era l'abilità di Tony come tastierista e arrangiatore.

E' qui che il produttore della BBC li ha incontrati e ha capito che potevano essere il genere di gruppo che stava cercando e che avrebbero potuto scrivere quel certo tipo di musica.

La band mette insieme 4 brani e poi va in uno studio della BBC il 9 gennaio 1970 per registrarli.

Il nastro mono contiene 15 minuti di musicaUna copia del master e alcune note scritte a mano che descrivono il programma sono state messe insieme per essere approvate da un redattore.

Questa copia, con le note, è venuta alla luce alla fine del 2001 e inizialmente è stata offerta per la vendita all'asta. Non si sa dove sia o se esista ancora la registrazione ufficiale della session.

La registrazione è quasi contemporanea a quella delle BBC Nightride Sessions.

I quattro brani registrati sono stati intitolati Provocation, Frustration, Manipulation e Resignation anche se non sono quelli che la band ha dato loro.

Queste tracce contengono idee che sarebbero state riprese in seguito (in particolare):

- Provocation comprende un tema che troviamo in Fountain of Salmacis da Nursery Cryme e  in Looking For Someone da Trespass.

- Frustration è una prima versione di Anyway da The Lamb, ma con testi totalmente diversi.

- Manipulation è una versione di F Sharp che è una prima versione di The Musical Box anche se qui Tony Banks aggiunge una parte d'organo alle chitarre 12 corde di Ant & Mike.

- Resignation comprende parti di una traccia di quel periodo chiamato Peace che i Genesis non hanno mai usato altrove.

Il progetto non va a buon fine, il programma televisivo non fu mai realizzato: il documentario TV è perduto, mentre i nastri audio da loro incisi lo furono per 15 anni prima di tornare nelle mani degli stessi Genesis. 

Risultato diretto di questa session fu che Paul Samwell-Smith chiese a Peter Gabriel di suonare il flauto nel brano Katmandu che stava producendo per Cat Stevens.

Ecco una puntata speciale di Horizons Radio (in italiano)

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Rassegna Stampa – Genesis, The Musical Box e Real Dream in un articolo di Tgcom24

By Lucio Curti - 

Si parla di Progressive Rock, Genesis, The Musical Box e dei Real Dream in un articolo di Tgcom24


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Here It Comes Again di Francesco Gazzara: “Genesis, mia eterna passione” – COMPRA, ASCOLTA e INTERVISTA

By Eugenio Delmale - 

Francesco Gazzara Plays Genesis: "Here It Comes Again, il seguito di "Play Me My Song", per IRMA Records. Compralo qui, ascoltalo e leggi l'INTERVISTA a Francesco Gazzara. 

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Compra la versione MP3:

Ordina il signed digipack CD copy direttamente dal seguente link: http://www.gazzaraplaysgenesis.com/shop_eng.htm

Ascoltalo su Spotify:

Intervista:

H.R.: In Play Me My Song e in questo nuovo disco Here It Comes Again (suo ideale seguito, anche nel titolo) hai riarrangiato a modo tuo i brani dei Genesis. Con quale criterio? Cosa “tradisci” e cosa conservi?

Francesco Gazzara: Non esiste un criterio deciso a priori, l’unica base di partenza è la chiave con cui decido di interpretare ogni singola canzone dei Genesis al pianoforte. Si tratta di un processo lento, in quanto mi interessa restituire molte delle sfaccettature presenti negli originali, cercando il compromesso migliore nell’esecuzione a due mani. Quindi non ci sono soltanto le parti delle tastiere ma affiorano spesso anche quelle degli altri strumenti, oltre alla melodia della voce. Quindi sono costretto a tradire qualcosa per conservarne altre, è un lungo processo di scelta finalizzato esclusivamente al piacere dell’ascolto (e anche del suonare) e alla resa globale del brano. Dopo di che viene tutto il resto, decidere quali strumenti faranno parte dell’arrangiamento, e anche lì alcune cose vengono in aiuto di eventuali “tradimenti” rispetto all’originale nella parte pianistica, o viceversa si evidenziano parti che nella versione originale erano più nascoste.

La scelta degli strumenti orchestrali in aggiunta al tuo pianoforte a quale necessità corrispondono?

In “Play Me My Song” la scelta era essenzialmente la stessa che ho appena descritto. In “Here It Comes Again” la novità è che c’è quasi sempre un solo strumento solista in aggiunta al pianoforte e qui la scelta è spesso ispirata sia dal tipo di strumento che dal valore del musicista ospite. Visto che si tratta di strumentisti validi con cui ho spesso collaborato in altri progetti, non è stato difficile scegliere quale brano affidare a ogni singolo intervento.

Con quale criterio li hai abbinati a un brano?

Il criterio è stato anche quello di seguire abbastanza l’impatto dinamico e ritmico del brano originale. Ad esempio l’unica comparsa di una percussione che guida il ritmo del brano dall’inizio alla fine è quella del cajon su “I Know What I Like”, intrecciata con la parte originale di basso elettrico. Oppure la presenza del flauto su “The Musical Box” e “Supper’s Ready”, fondamentale nella resa sonora “pastorale” di questi classici. Infine la chitarra elettrica su “The Carpet Crawlers”, che non è il brano più scontato sul quale riarrangiare uno strumento della versione originale, visto che non ci sono assoli in piena evidenza. Eppure è stata l’occasione per riprodurre un sound, grazie anche a spunti frippiani e hackettiani che David Giacomini, il chitarrista ospite, ha colto al volo.

In questo disco hai anche aggiunto Hammond, Mellotron, Rhodes, ecc.. perché?

Da una parte sono gli strumenti che suono (e mantengo, vista l’età) da anni, i cui timbri sono in gran parte responsabili della mia passione di lunga data per il progressive e non solo. Dall’altra ho deciso di suonarli tutti - compreso il piano elettrico Rhodes che Tony Banks non ha quasi mai usato nei dischi dei Genesis pur essendo un altro strumento classico del prog (basti pensare ai Soft Machine) – perché nel disco precedente comparivano solo nelle bonus track, accanto all’onnipresente pianoforte.

E un pianoforte molto antico. Che suono volevi ottenere con esso?

Il Bechstein a coda che ho utilizzato risale al 1878 ma ovviamente è stato completamente restaurato nella sua parte meccanica. Sulla carta non avrebbe avuto speranza nel confronto con lo strumento che usai su “Play Me My Song” – il Bosendorfer Grand Coda della Sala Assunta della Radio Vaticana – ma nella pratica ha rivelato un suono assai brillante e soprattutto nei brani più ritmici e dinamici ha impresso la sua anima. Ce ne siamo accorti soprattutto nel missaggio, nel modo in cui emergeva tra gli altri strumenti. Il merito è anche di Fabio Sigismondi che l’ha restaurato con grande cura e ne ha permesso l’utilizzo per questo progetto.

I brani che esegui nei due dischi comprendono fino all’album Duke. Perché?

Il motivo è autobiografico se vogliamo. Io ho scoperto i Genesis a 13 anni proprio con l’uscita di Duke nel 1980 e in pochi mesi risalii velocemente, tra vinile, singoli e cassette, a tutta la loro discografia antecedente. Quindi questi due tributi per me sono legati al loro repertorio anni ’70 non tanto perché si tratta di progressive “prima e dopo Gabriel” ma soprattutto perché riflettono il periodo in cui dentro di me si è formata l’indelebile futura ed eterna passione per i Genesis.

C’è una versione di Supper's Ready in trascrizione pianistica integrale. Ci racconti le difficoltà e le soddisfazioni dell'esecuzione?

Premetto che prima di decidere di affrontare questo capolavoro assoluto del rock sono andato a sentire ovunque (youtube compreso) se esistessero altre trascrizioni di solo pianoforte. In realtà ho trovato solo un paio di esecuzioni non trascritte, solo eseguite dal vivo insomma, entrambe spezzettate o suonate in maniera molto accademica, senza tenere presente che si sta suonando un brano rock in cui alla batteria c’è un certo Phil Collins, per fare un solo esempio. L’unica ascoltabile era un’esecuzione con due pianoforti, ma di minor interesse per me in quanto ritengo più originale riarrangiare le parti dei cinque strumenti originali per sole due mani. O meglio, se la rendi bene con un buon compromesso rispettoso tra l’innovazione e il cambiamento, che senso a suonarla a quattro mani per raggiungere lo stesso rislutato? Tornando alle difficoltà, visto che in “Here It Comes Again” la mia versione di “Supper’s Ready” si avvale anche di un violoncello, del flauto, delle chitarre acustiche e di parecchie tastiere analogiche, il problema è stato registrare tutti questi strumenti in sovraincisione col pianoforte, che a sua volta avevo inciso senza un click. L’esperienza di “Play Me My Song” è servita molto in questo senso, con l’attento studio dei sincronismi fatto su quel disco. Circa le soddisfazioni, beh, “Supper’s Ready” è così ricca di parti intricate e spunti incredibili, che già quando la completi al solo pianoforte ti senti un po’ come se avessi completato un’integrale di un compositore classico. La stessa sensazione che si ha quando finisce “Apocalypse in 9/8” e si arriva all’avvolgente finale di “As Sure As Eggs Is Eggs”…

In particolare, quale periodo dei Genesis ti interessa musicalmente di più?

Indubbiamente questo si può evincere anche dalle mie risposte a dalle tracklist dei due dischi dedicati ai Genesis, eppure ti confesso che avendo assimilato così tanta musica scritta anche dopo il 1980 da Banks, Collins e Rutherford ci sono periodi anche dopo “Duke” che mi piacerebbe rivistare in futuro. Sentire una loro composizione degli anni seguenti è comunque come ascoltare un parente che ti parla, c’è un’indubbia familiarità. Tra l’altro se prendi alcuni brani dei dischi da “Abacab” in poi e li riarrangi al pianoforte, capisci ancora di più che erano passati solo pochi anni…

Recentemente con 2084 hai anche reso omaggio all'album 1984 di Anthony Phillips. Cosa ti ha interessato di quel disco così particolare di Ant?

Al tempo mi impressionò per la sua ricchezza di sonorità fantascientifiche e ritmiche mai uguali a se stesse. Dopo anni di 12 corde e atmosfere pastorali un disco così con quelle drum machine e quei synth fu una rivelazione per me. Tanti anni dopo ho letto il romanzo “2084: La Fine Del Mondo” dello scrittore francoalgerino Boualem Sansal – una specie di remake di “1984” di Orwell trasportato in una società distopica controllata da una dittatura islamica – e la musica di Ant Phillips ha risuonato nelle mie orecchie durante tutta la lettura. Da qui l’idea di fare una soundtrack immaginaria personalizzata del libro, mantenendo l’impianto sonoro del disco di Phillips ma scrivendo della musica totalmente nuova, niente cover. Lo stesso Ant mi ha rivelato di aver gradito l’album anche per il fatto che non era l’ennesimo disco di rifacimenti.

Hai legato l'uscita del disco (9 gennaio 2020) alla data delle prime registrazioni dei Genesis alla BBC per i Jackson Tapes (9 gennaio 1970). A parte l'anniversario dei 50 anni, c'è un motivo particolare?

In parte volevo seguire la tradizione degli anniversari, visto che nel 2014 “Play Me My Song” uscì lo stesso giorno (45 anni dopo) del primo concerto ufficiale dei Genesis alla Brunel University nel novembre del 1971. Però non c’è solo un motivo diciamo così scaramantico. Durante le registrazioni di “Here It Comes Again”, quando i numerosi overdub e le scelte difficili di arrangiamento facevano presagire una lunga gestazione dell’album, mi sono immedesimato in quei primi esperimenti in studio dei Genesis ancora molto giovani. Nei Jackson Tapes c’era molto materiale che poi confluì negli album storici del gruppo e in un certo senso adesso, per me, impegnato in un’operazione inversa di scarnificazione all’osso della loro musica, registrare questo disco è stato come viaggiare nel tempo.

Oltre a suonarli, i Genesis, li analizzi in vari articoli (per esempio per il Genesis Magazine Dusk). Come cambia il tuo giudizio nei loro confronti quando non li interpreti?

L’analisi non prescinde da una grande passione di fondo. E’ questa che permette di “fare le pulci” alla loro scrittura e alle loro eescuzioni o registrazioni. Anche per arrivare alla conclusione che i Genesis sono inarrivabili, è inutile rieseguirli al 100% di fedeltà musicale se poi manca il brivido della presenza scenica dell’originale. Tanto di cappello a chi li ricostruisce anche scenicamente intendiamoci, ma a me interessa più lo studio e l’analisi della partitura. Tony Banks ha sempre dichiarato che all’inizio della loro carriera i Genesis volevano solo essere dei compositori e non degli esecutori tanto meno musicisti rock. Questa è un’ottica importante per chi vuole analizzare a fondo non solo le note che hanno inciso ma anche quelle che hanno semplicemente “sfiorato”, per risalire alle loro influenze e ascolti dell’epoca. Un collega musicista ha detto che la mia operazione sul loro materiale gli ricorda ciò che Glenn Gould fece sul repertorio di Bach, le note originali in gran parte al loro posto ma con un’infinita possibilità di variazioni ritmiche, sospensioni, rubati ecc. al fine di rinnovare l’esperienza spirituale e fisica con un corpus musicale di secoli prima. A parte l’esagerazione e il confronto improponibile per quanto mi riguarda, rimane la volontà di fornire a chi nel futuro ascolterà i Genesis anche una chiave interpretativa diversa da parte di un loro contemporaneo.

Il progetto grafico del disco è un ulteriore omaggio…

Come è già stato per “Play Me My Song” anche qui l’acquerello originale dell’artista Ugo Micheli fornisce al tempo stesso una nuova interpretazione e soprattutto un omaggio ai lavori originali per le copertine del gruppo. In maniera parallela a ciò che ho fatto con la musica, il disegno riparte da zero senza cloni digitali ma con un tratto che magicamente ripiega su alcuni particolari al tempo inventati da illustratori geniali come Paul Whitehead, Colin Elgie e Lionel Koechlin.

Si può ricevere il disco in anteprima per Natale. Come?

Il CD digipack a tre ante è acquistabile sul seguente link: www.gazzaraplaysgenesis.com/shop.htm
In questo modo si riceve una copia con dedica entro Natale, poi dal 9 gennaio l’album sarà ufficialmente in distribuzione ma le prime stampe in digipack CD saranno probabilmente già finite. Quindi il consiglio è di fare in fretta.

Hai previsto dei concerti per eseguire i brani dei due dischi?

In realtà già in alcune delle ultime performance di Gazzara Plays Genesis avevo affrontato parte del repertorio di “Here It Comes Again”. Ora il materiale è sufficiente per un concerto di quasi due ore completamente dedicato alla musica dei Genesis, con pianoforte acustico e proiezioni video di sfondo. Con un concerto più lungo cambiano però anche i luoghi adatti per eseguirlo, in alcuni ad esempio è necessario un intervallo tra i due tempi e in altri al contrario si deve ridurre di molto la durata. Ecco perché ancora non ci sono date fissate dopo l’uscita del nuovo disco, anche se un paio di eventi sono già in lavorazione, uno in Italia e l’altro in Germania. A presto tutte le news su www.gazzaraplaysgenesis.com

Ringraziamo Francesco Gazzara per la sua disponibilità e, oltre ad acquistare al link sopra il nuovo disco, vi invitiamo anche a comprare su Amazon gli album citati da Gazzara nell'intervista:

THE PIANO ROOM - http://www.thepianoroom.it/

Francesco Gazzara plays Genesis: “Here It Comes Again” –  TRAILER & SIGNED DIGIPACK, BUY NOW MP3 VERSION

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Francesco Gazzara plays Genesis: “Here It Comes Again” – COMPRA

By Antonio Filippi - 

Francesco Gazzara: The follow-up to "Play Me My Song" will be officially released on January the 9th, 2020, on IRMA Records. 

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Ordina e ricevi signed digipack CD copy direttamente dal seguente link link: http://www.gazzaraplaysgenesis.com/shop_eng.htm

Compra la versione MP3:

Trailer:

Dal titolo "Here It Comes Again", questo nuovissimo album di Francesco Gazzara comprende arrangiamenti per pianoforte e orchestra di alcune preziose gemme dei Genesis dal '71 agli anni 80 e presenta gli stessi musicisti del lavoro precedente più altri ospiti.

Ancora una volta l'artista Ugo Micheli ha fornito un acquerello per la copertina apribile (la parte anteriore è visibile qui).

Compra l'album precedente su Amazon:

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Ex-Genesis, le Playlist ufficiali

Le Playlist ufficiali degli ex Genesis.

By Lamia Dj.

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Genesis at Rainbow Theatre, 1 – 3 gennaio 1977 – AUDIO & VIDEO

By D.B. - 

Storie e Memorie indimenticabili, attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

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1° gennaio 1977, storico concerto per i Genesis, con il Live al Rainbow Theatre di Londra, in Finsbury Park, il giorno della riapertura dopo 3 anni. L'esordio alla batteria di Chester Thompson.

Tre date consecutive, di fatto l'inizio di un nuovo tour di sei mesi, con l'album Wind & Wuthering fresco fresco di uscita.

Nella formazione c'è una variazione non da poco. Alla batteria non c'è più Bill Bruford, che aveva affrontato il Trick Tour, sostituito da Chester Thompson, che, come sappiamo, resterà fedele a Genesis & Co. fino a oggi.

Chester ha avuto pochissimo tempo per imparare i brani dei Genesis, visto che è arrivato dagli USA a metà dicembre.

I biglietti e il tour programme non ufficiale:

Clicca sulle immagini per vedere le altre pagine e collezionare il tour programme non ufficiale

Ecco la registrazione audio della data di Capodanno. Una scaletta che resterà unica, inaugurata da Eleventh Earl of Mar e con un medley tra Lilywhite Lilith, The Waiting Room e  Wot Gorilla, mai più riproposto. Proprio prima di iniziare i tre brani, uno strumento smette di funzionare e, mentre qualcuno inizia ad armeggiarci, si sente Phil che ci scherza su e dice: "Certo che per 3000 sterline ‘sta cosa poteva pure funzionare!” 

00:00 - Eleventh Earl Of Mar;
08:35 - The Carpet Crawlers;
14:47 - Firth Of Fifth;
24:19 - Your Own Special Way;
31:21 - Robbery, Assault & Battery;
38:23 - In That Quiet Earth;
42:49 - Afterglow;
48:26 - Lillywhite Lillith;
51:51 - Wot Gorilla;
54:53 - One For The Vine;
01:04:36 - Squonk;
01:11:54 - All In A Mouse's Night;
01:19:23 - Supper's Ready;
01:44:22 - I Know What I Like;
01:50:51 - Dance On A Volcano/Drum Duet/Los Endos.

Dalla seconda data la scaletta cambia e inizia una trasformazione che resterà tale per tutto il tour inglese. Ecco la registrazione audio del 3 gennaio:

00:00 - Eleventh Earl Of Mar;
08:31 - The Carpet Crawlers;
14:48 - Robbery, Assault & Battery;
21:16 - Your Own Special Way;
27:28 - Squonk;
34:48 - One For The Vine;
45:41 - Firth Of Fifth;
55:17 - All In A Mouse's Night;
01:03:17 - Supper's Ready;
01:27:42 - I Know What I Like;
01:35:21 - Dance On A Volcano;
01:39:43 - Los Endos;
01:45:31 - The Lamb Lies Down On Broadway/The Musical Box.

Ed ecco un audio dell'intervista rilasciata alla vigilia di Natale, a Londra, pochi giorni prima dell'inizio del tour.

La scenografia del concerto e del tour è quella famosissima della copertina di Seconds Out.

Un muro di luci, laser, proiettori, colonne di amplificatori, per supportare una band che non possiede più un leader carismatico com'era Peter Gabriel e punta sulla qualità musicale e visiva.

E a proposito di Peter Gabriel. E' presente alla serata inaugurale del Rainbow. E, come la critica, che accoglie con recensioni buone ma fredde i tre show di inizio anno, non ha parole di elogio per la prima esibizione del 1977. "Al Raimbow sono rimasto un po' deluso - racconta Peter al Melody Maker, riportato in Genesis. Il fiume del costante cambiamento di Mario Giammetti -".

Neanche i Genesis sono soddisfatti, l'amalgama con il nuovo batterista è insufficiente e si consoliderà nelle settimane successive, ma l'occasione del Rainbow è ghiotta e non può essere persa. Miglioreranno, appunto, nel corso del tour, fino al mese di giugno, quando al Palazzo dello Sport di Parigi registreranno gli show che entreranno a far parte del magnifico album live Seconds Out.

Ma questa è un'altra, prossima, storia.

by D.B.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Horizons Radio info@horizonsradio.it

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