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Steve Hackett: il libro “Every Album, Every Song” esce il 26 novembre – PRE-ORDINA

Steve Hackett: il libro "Every Album, Every Song" di Geoffrey Feakes esce il 26 novembre. 

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Sonicbond, la casa editrice di libri prog-friendly, festeggia il suo secondo anniversario con una speciale edizione limitata di un nuovo libro su Steve Hackett: "Every Album, Every Song" di Geoffrey Feakes.

Pre-ordinalo qui (in inglese):

Il libro offre un'analisi traccia per traccia di tutti gli album solisti di Steve Hackett da "Voyage Of The Acolyte" fino a "At The Edge Of Light".

Viene ripercorsa la lunga e variegata storia di Steve. Vengono prese in considerazione anche le collaborazioni, gli album live e le compilation, rendendo questa la guida più completa sulla musica di Steve Hackett mai pubblicata.

"Every Album, Every Song" di Geoffrey Feakes sarà disponibile in una speciale edizione limitata, firmata dall'autore.

Questa versione sarà prodotta in una tiratura limitata di 250 copie e sarà disponibile solo presso il rivenditore online Burning Shed. Un'edizione standard in brossura sarà pubblicata nel 2021.

Nel 2019, nella stessa collana "On Track", è uscito un libro analogo sui Genesis. Compralo qui:

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Mario Giammetti racconta il suo nuovo libro “Genesis. Tutti gli album tutte le canzoni”

È uscito il libro "Genesis. Tutti gli album tutte le canzoni" di Mario Giammetti. Gli abbiamo posto qualche domanda.

By E.D.

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Mario Giammetti analizza tutti i 15 album incisi in studio dalla band, esaminando anche il contesto storico e le circostanze che hanno portato alla loro creazione, oltre ai processi di registrazione.

Acquistalo qui:

Illustrato con fotografie di performance rare e con materiale da collezione, è un libro imperdibile per collezionisti e appassionati o per giovani che vogliono riscoprire la musica di questa straordinaria band in tutta la sua evoluzione.

Ecco cosa ci ha raccontato Mario Giammetti.

H.R.: Quali sono gli elementi di novità contenuti nel tuo libro "Genesis. Tutti gli album tutte le canzoni"?

Mario Giammetti: Sicuramente chi ha già letto altri miei libri, in particolare “Musical Box – Le canzoni dei Genesis dalla A alla Z”, pubblicato dieci anni fa da Arcana, troverà dei punti di contatto, ma a parte il fatto che i brani non sono più analizzati in ordine alfabetico bensì album per album, il testo è stato asciugato e reso più scorrevole, oltre che naturalmente integrato delle nuove e preziose informazioni acquisite nel corso degli ultimi anni, con la ciliegina sulla torta rappresentata dalla prefazione di Steve Hackett.

Nella sostanza, si parla di come sono nate le canzoni attraverso le parole degli stessi protagonisti, se ne racconta la storia compositiva e se ne fa sinteticamente la storia sul palco, anche se in particolare questa sezione è volutamente meno prolissa e infarcita di dati.

L’idea era infatti realizzare una guida all’ascolto che fosse sì completa, ma non maniacale, con l’obiettivo di non annoiare un ipotetico lettore casuale, magari un giovane che si avvicina alla musica dei Genesis per averne sentito parlare dai genitori o addirittura dai nonni. La nostra band preferita merita una riscoperta da parte delle nuove generazioni e questo libro spero possa rappresentare un piacevole strumento per cominciare a entrare nel loro mondo, grazie anche a un apparato grafico e iconografico di primissimo livello e all’attenzione riportata anche graficamente (ad esempio, nelle curate didascalie, che rappresentano una sorta di mini appendice a loro volta).

E qui sta l’altra, e fondamentale differenza: ho fatto un’attenta selezione del materiale e per la prima volta ho trovato un editore che non si è tirato
indietro di fronte alla mia richiesta di portare a termine un libro veramente bello da vedersi, oltre che da leggere. In passato, da questo punto di vista, con l’unica parziale eccezione di “Genesis - Gli Anni Prog” (Giunti 2013), ero rimasto sempre deluso. Il Castello, invece, non ha giocato al risparmio: un cartonato spesso formato 22x28, carta pregiata, stampa accurata.

Da tempo desideravo realizzare un libro che rappresentasse un riepilogo su tutta (e sottolineo tutta) la carriera dei Genesis ma presentato come
meritava, e il momento è arrivato.

Qual è stata la "formula del successo" dei Genesis, secondo i tuoi studi?

Una ricetta richiede una serie di ingredienti e direi che, nel caso dei Genesis, si tratta di materiale di primissima qualità. Osservando il tutto globalmente (è evidente che la loro storia artistica è talmente variegata che è difficile conglobare in un parametro unico l’intero percorso), la band era in possesso di una tecnica strumentale ottima ma mai eccessiva (e questo a mio modo di vedere è un grande pregio) che, messa al servizio di una capacità compositiva indiscutibilmente fuori dall’ordinario (così come è fuori dall’ordinario la caratteristica di un gruppo in cui hanno sempre scritto in cinque, anzi sei conteggiando Anthony Phillips), ha creato una miscela formidabile, resa particolarmente gradevole da una componente melodica molto forte.

Nel merito del vecchio dibattito tra Genesis prog e Genesis pop, mi limito a ribadire che, se non avessero fatto quella scelta, sarebbero rimasti confinati al triste destino di copie sbiadite di se stessi, perpetrando per decenni e sempre più stancamente lo stesso repertorio. Quindi, personalmente sono felicissimo del loro coraggio di cambiare completamente, anche se ovviamente non sempre i risultati mi hanno entusiasmato.

Sei riuscito a scoprire anche retroscena su qualche album o canzone? Esistono ancora segreti non svelati e che potrebbero rimanere tali per sempre, nella storia dei dischi dei Genesis? Quali?

Ovviamente i decenni che passano inesorabili non aiutano in tal senso: i ricordi svaniscono o si confondono, e non è facilissimo ottenere rivelazioni clamorose.

Eppure, ogni tanto salta fuori qualcosa. Ascoltare i dischi del periodo Gabriel insieme a uno dei protagonisti (lavoro che ho fatto dal 2008 al 2011 e che poi ha formato la base per “Gli Anni Prog”, recentemente pubblicato in Inghilterra col titolo “Genesis 1967 to 1975 – The Peter Gabriel Years”) è stato da questo punto di vista molto emozionante e rivelatorio.

Alcuni membri del gruppo (soprattutto Hackett e Banks) hanno una discreta memoria e ogni volta che si parla con loro salta sempre fuori qualcosa di molto interessante. Ma la ricerca prosegue anche con altri personaggi.

Per esempio, nel nuovissimo numero di Dusk ho intervistato John Burns, ingegnere del suono di “Foxtrot” e produttore di “Selling England” e “The Lamb” e alcune notizie che mi ha fornito sono davvero interessanti per gli studiosi dei Genesis.

A parte la progressiva "deriva" verso il pop, evidente a tutti, a uno studio più attento come tu fai, che tipo di evoluzione (o involuzione) ha avuto la musica dei Genesis dal "69 al "98, nella composizione, negli arrangiamenti, negli strumenti, ecc...?

Personalmente, la cosiddetta virata pop, come ti accennavo prima, non la considero una deriva, ma un’intelligente evoluzione e presa d’atto del cambiamento dei tempi.

Peraltro i Genesis, anche nel periodo più leggero, hanno sempre conservato un imprinting armonico tutt’altro che semplice e aggiungo che non è
affatto detto che la musica pop, se fatta ai livelli a cui i Genesis ci hanno abituati, sia più facile da suonare rispetto a un assolo di moog su tempi dispari.

È sicuramente vero che gli arrangiamenti si sono semplificati e che anche la struttura melodica dei brani si è progressivamente scarnificata, ma direi che ogni album dei Genesis è figlio del suo tempo, cosa che non si può dire per la maggior parte degli altri gruppi loro contemporanei, spesso rimasti legati mani e piedi alle origini perché semplicemente incapaci di andare
oltre. Il tempo, poi, è galantuomo.

Io, per esempio, a un album come “Abacab”, che ho odiato profondamente al momento della pubblicazione, ho successivamente riconosciuto il ruolo di necessario spartiacque e oggi lo trovo, a suo modo, anche innovativo.

Viceversa “Invisible Touch” rimane a mio modo di vedere il punto artisticamente più basso della loro carriera, sia a livello compositivo che sonoro, e tuttavia quel disco spaccò le classifiche di tutto il mondo, riuscendo a catalizzare l’attenzione di folle oceaniche nonostante, negli anni dell’edonismo, fosse difficile trovare un artista meno sexy di Phil Collins!

Sicuramente l’avvento dell’elettronica ha apportato innovazioni non sempre entusiasmanti; l’uso delle drum machine e soprattutto delle programmazioni e dei sequencer, nonché le sonorità dei sintetizzatori, hanno reso il sound più plasticoso e meno sofisticato, anche a causa della progressiva involuzione (o
comunque del minore utilizzo) di strumenti come il piano di Tony e il basso di Mike.

Ma ogni album dei Genesis contiene perle armoniche di devastante bellezza, anche gli ultimissimi. Si pensi a certe sequenze di accordi usati in brani come “No Son Of Mine”, “Calling All Stations” e “Uncertain Weather”.

In molti, anche su Dusk, sostengono che, invece di una stanca reunion, i Genesis avrebbero potuto produrre un album in studio. A parte le condizioni di Phil, secondo te sarebbe possibile? E che tipo di musica farebbero nel 2020?

Personalmente nutro grande rispetto per chi, nonostante l’età, continua a produrre musica nuova. Pensa a gente come Bob Dylan, Neil Young, Bruce Springsteen. O, per restare in famiglia, a Steve Hackett.

Viceversa, trovo irritante l’atteggiamento di Gabriel e Collins, incapaci di rimettersi in discussione. Qui nessuno si aspetta necessariamente un capolavoro, perché gli anni più creativi sono solitamente per tutti quelli della
gioventù, ma avere il terrore di un giudizio poco lusinghiero o peggio ancora di non vendere abbastanza (timore del resto ormai insensato, se si ragiona ancora nell’ordine dei milioni di copie di dischi, oggigiorno una chimera per chiunque) non fa onore ad artisti che, invece, hanno sempre dimostrato di avere gli attributi per fregarsene di tutto e andare dritti per la loro strada.

Personalmente fui profondamente deluso anche dalla reunion del 2007, artisticamente inutile, figuriamoci oggi, ben 13 anni dopo, e con tutto quello
che c’è stato nel mezzo, a cominciare ovviamente dai malanni fisici di Phil.

Anche io, quindi, avrei preferito di gran lunga che si rimettessero a scrivere qualcosa di nuovo. Certo, le probabilità di una delusione sarebbero state molto alte: hanno ormai 70 anni e non hanno lavorato tutti e tre insieme per quasi 30, quindi persino la famosa chimica che è sempre scattata tra loro avrebbe potuto non funzionare, questa volta.

Ma sarebbe stata una bella prova di coraggio e i fan sicuramente li avrebbero accolti a braccia aperte, fatta salva l’onestà critica.

Alla tua domanda su che tipo di musica farebbero, però, è davvero difficile
rispondere: l’ultima composizione originale di Phil che abbiamo potuto ascoltare risale al 2003, Tony è fermo addirittura al 1995 col rock (poi come sappiamo si è dedicato alla musica classica, che compositivamente è una cosa ben diversa), mentre Mike con i suoi Mechanics (nei quali scrive sempre in compagnia, ricordiamolo) ha dimostrato di privilegiare un pop di poche pretese e parecchia elettronica.

Forse ne verrebbe fuori un pastrocchio senza senso, ma forse anche no. E comunque se non ci si mette alla prova non lo si scoprirà mai. Un fatto è certo: i Genesis come gruppo hanno smesso di comporre insieme nel 1997, quando Tony e Mike avevano appena 47 anni. E questa è una cosa che è difficile perdonargli.

Prima accennavi al nuovo Dusk. Di cosa vi siete occupati in questo numero?

A parte la storia di copertina, dedicata come ti dicevo a John Burns, nel numero 95 di Dusk pubblichiamo la seconda parte dello studio di Tommaso Rivieccio sugli strumenti e gli effetti utilizzati da Tony Banks su “The Lamb”.

Per quanto riguarda le novità, ci occupiamo delle ristampe di “Rated PG” di Peter Gabriel (che lo scorso anno era uscito solo su vinile per il Record Store Day) e di “The Living Room Concert” di Anthony Phillips, che contiene tre inediti.

Grande spazio è occupato dalle recensioni dei libri, poiché di recente ne
sono usciti un bel po’, l’autobiografia ufficiale di Steve Hackett su tutti.

E poi continuiamo a ospitare i ricordi di personaggi tangenziali che ci fanno scoprire tanti particolari sul mondo dei Genesis: questa volta tocca a Noel McCalla, indimenticato vocalist di “Smallcreep’s Day” di Rutherford, e Bob Ezrin, produttore del primo album solista di Gabriel.

Chi non l'avesse già fatto, può iscriversi e abbonarsi qui a DUSK.

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Richard Macphail: il libro “La mia vita con i Genesis” disponibile in italiano – COMPRA

Il libro dell'ex tour manager della band con la prefazione di Peter Gabriel, già uscito in inglese, ora nella versione italiana.

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Si intitola "La mia vita con i Genesis", la versione italiana del libro di Richard Macphail, l'ex road manager del periodo che va dal 1969 al 1973, dei primi giorni della band e delle sessioni per la registrazione dell'album Trespass , che prese vita proprio nel leggendario Cottage di proprietà dei suoi genitori.

Acquistalo su Amazon:

Figura sempre più importante all'interno dei Genesis, fino al clamoroso addio dopo Foxtrot. Ufficialmente per occuparsi d'altro, ma pare che fosse sempre più in difficoltà di fronte agli appetiti del music business nei confronti della band.

Un ultimo e caldo saluto lo si può trovare nel retro di copertina dell'album Genesis Live, tanto da mettere in allarme i fan e far loro temere la morte di Richard. Il quale è invece vivo e vegeto, ancora in contatto con Genesis & Co. e partecipa spesso ai Genesis Day in tutto il mondo, Italia compresa.

Già in "My Book Of Genesis" la prefazione di Peter Gabriel dimostra gli ottimi rapporti di Macphail con gli ex compagni d'avventura. 

Il libro è scritto con Chris Charlesworth e darà ai lettori un quadro nella vita della band di quel periodo, vista dalla sua angolazione. Oltre a Gabriel ci saranno interventi degli altri membri della band e ancora più foto e un capitolo inedito rispetto alla versione inglese.

Ti interessa invece la versione inglese? Clicca l'immagine qui sotto e acquistala su Amazon.

genesis-libro-macphail-ora-prenotabile

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Steve Hackett: l’autobiografia “A Genesis In My Bed” – COMPRA, INTERVISTE & VIDEO

Steve Hackett: A Genesis In My Bed,  l'autobiografia del grande chitarrista ed ex membro dei Genesis. Video, interviste, recensioni.

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224 pagine in cartoncino più 8 pagine di foto. 

* E' possibile acquistarlo direttamente qui:

Edizione italiana:

Edizione inglese:

In questo breve video Steve ringrazia tutti «per l'ottimo feedback sull'autobiografia, e per chi ancora non l'ha letta»:

Come per la sua musica, Steve ha scritto un tomo molto dettagliato, divertente e avvolgente che traccia il grafico della sua vita, ma con enfasi sui suoi anni con i Genesis, dall'ascesa fulminea della band fino al successo.

Steve parla con franchezza dei suoi primi anni di vita, del periodo con i Genesis e dei suoi rapporti personali con gli altri quattro membri della band, con una aneddoti sul quotidiano di questa importante rock band.

Naturalmente A Genesis In My Bed racconta anche la carriera solista di Steve, da quando ha lasciato i Genesis e i molti diversi viaggi che ha intrapreso.

Con il suo talento creativo e la sua grande leggerezza, A Genesis In My Bed è una lettura avvincente.

Indispensabile per i fan dei Genesis, ma anche per gli amanti della musica in generale e per i lettori accaniti di autobiografie ricche di racconti sentiti ed emotivi.

Dice Steve: «Esploro i sentimenti personali. Ho risposto a molte domande che i fan mi hanno posto nel corso degli anni, come il motivo per cui ho lasciato i Genesis. Ci sono voluti quindici anni per portare a compimento questo libro, scrivendo tra tour, registrazioni e sfide legali, ma questo mi ha dato il tempo di svilupparlo davvero».

Ecco alcune citazioni di Steve tratte dal libro (dal sito web di Steve Hackett):

L'arrivo nei Genesis:

«Alzò la testa e mi guardò con uno sguardo d'acciaio ... "Ne hai sentito parlare, vero?"

Ancora una volta ero contro quel muro invisibile, consapevole che avrei potuto scegliere di sedermi lì e cedere o scavalcarlo. Ma una volta oltre il muro, non puoi più tornare indietro. Sapevo che stavo per fare un salto in quel nuovo mondo e che la mia vita stava per cambiare per sempre. Stavo per salire a bordo di un'astronave su un nuovo pianeta con un gruppo di alieni. Svuotai il mio bicchiere, lo posai e uscii dalla porta al sole, stringendo quel biglietto per Marte.»

La creazione di The Lamb Lies Down On Broadway:

«Stavamo scrivendo e registrando ad alta intensità. The Lamb è un album denso con tonnellate di dettagli. Tutti pieni di idee, il disco era pieno di temi come "Times Square è piena di gente in una notte frenetica, la voce improvvisamente abrasiva come il clacson di un camion dei pompieri di New York. Dimentica sogni d'oro ... il dramma si svolge giorno e notte".

The Lamb sembrava un'avventura titanica che stavamo cercando di sopravvivere ... Abbiamo colpito gli iceberg, ma coraggiosamente ci trascinò in acque infestate da squali e inesplorate.»

L'uscita dai Genesis:

«Avevo fatto la cosa giusta? Era un grosso rischio e un enorme passo verso l'ignoto. Stavo lasciando una band di livello mondiale che ormai stava riempiendo arene a livello internazionale. Ho dovuto fidarmi del potere del mio istinto e e della mia ispirazione ...»

Aneddoto su un'esperienza doganale al confine:

«In un'occasione, dopo che la dogana aveva trovato una sostanza illegale residua lasciata da una precedente band nell'auto che avevamo noleggiato, fummo portati in stanze separate. I doganieri erano combattivi e aggressivi, mi sfidavano con cani di grossa taglia mentre ero lì senza i miei vestiti addosso. Poi improvvisamente un allarme fece sussultare questi personaggi nervosi che tirarono fuori rapidamente le loro pistole e si girarono selvaggiamente, le narici che fiutavano...»

Un concerto dei Genesis coinvolto in una rivoluzione:

«Il governo stava per essere rovesciato il giorno seguente ed era come un'esplosione. Ci fu una rivolta fuori dal locale con pistole e petardi che esplodevano e ribaltarono jeep dell'esercito in strada. Ho sentito che ci sono stati incidenti mortali. Il concerto è stato venduto all'eccesso. Piramidi di persone che si arrampicavano l'una sull'altra, eravamo pericolosamente vicini ai balconi.»

E dei suoi ultimi lavori, Steve afferma: 

«Musicalmente, sono orgoglioso dell'album più recente 'At The Edge Of Light', con il coinvolgimento creativo di Roger e Jo, oltre all'apporto di membri della band, musicisti orchestrali, cantanti e strumentisti di mondi lontani...»

Il lancio di A Genesis In My Bed arriva quando Steve è bloccato a casa, come tutti noi, dopo aver dovuto abbandonare il suo tour negli Stati Uniti con breve preavviso. 

«Non avevo mai dovuto interrompere un tour a metà strada prima ... Comunque i concerti sono stati posticipati, quindi torneremo!

Essere sull'ultimo volo da Philadelphia a Londra mi ha fatto venire in mente la mia canzone "L'ultimo treno per Istanbul". Siamo stati fortunati a tornare a casa...

Abbiamo di fronte il tour "Seconds Out", così possiamo guardare oltre questi tempi bui. Abbiamo tutte le intenzioni di suonare non appena gli spazi saranno di nuovo aperti.»

In occasione dell'uscita del libro, Steve ha pubblicato alcuni video che raccontano brani della sua carriera strettamente legati alla sua autobiografia. Eccoli:

Leggi qui sotto alcune interviste (leggi qui le interviste riportate nel sito di Steve):

Le recensioni raccolte nel sito di Steve - LEGGI QUI.

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Un nuovo libro: “The Songs of Genesis: A Complete Guide to the Studio Recordings” – COMPRA

Un nuovo libro sui Genesis: "The Songs of Genesis: A Complete Guide to the Studio Recordings", di Steve Aldous. Doppio formato.

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"The Songs of Genesis: A Complete Guide to the Studio Recordings", di Steve Aldous è la storia cronologica della band, con l'analisi critica e i dettagli chiave di ciascuna delle 204 canzoni dei Genesis registrate e pubblicate.

Sono previsti due formati, per ora solo in inglese.

Acquistalo qui in formato Kindle:

Acquistalo qui in formato copertina flessibile:

Nato a Bury, nel Lancashire, nel Regno Unito, nel 1960, Steve Aldous si è interessato per tutta la vita al cinema, alla musica e alla narrativa poliziesca.

Negli ultimi anni si è dedicato alla scrittura. Il suo primo libro pubblicato, "The World of Shaft: A Complete Guide to the Novels, Comic Strip, Films and Television Series", è una storia e un'analisi dell'investigatore privato nero di Ernest Tidyman, John Shaft ed è stato ben accolto dagli appassionati del genere.

Il suo ultimo libro è "The Songs of Genesis: A Complete Guide to the Studio Recordings".

Ecco un estratto dalla prefazione:

Le canzoni dei Genesis sono state una parte enorme della mia vita, e questo libro è stato pensato per raccontare la storia dietro a ognuna di loro.

Il libro cataloga cronologicamente tutte le canzoni della band dai loro primi demo nel 1967 fino all'ultima registrazione in studio nel 1997, un periodo di trent'anni, che ha visto i Genesis progredire dalle origini di schoolboy band in uno dei più grandi gruppi rock del mondo.

Oltre ad offrire opinioni su ciascuna delle canzoni della band, fornisco informazioni sulle registrazioni basate su un'ampia ricerca di materiale d'archivio.

Lungo il percorso contrappongo le mie  opinioni con quelle degli stessi membri della band e della stampa musicale, che nei giorni post-punk, spesso arricciano il naso al solo accenno ai Genesis.

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“Ecco come racconto i Genesis agli inglesi”. Mario Giammetti parla di “Genesis – 1967 to 1975, The Peter Gabriel Years”

"Genesis 1967 to 1975: The Peter Gabriel Years" è la versione inglese, arricchita di nuovi contenuti, di "Gli anni Prog" di Mario Giammetti. L'autore ce ne parla in questa intervista.

By Eugenio Delmale

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Il libro è pubblicato da Kingmaker.

Acquistalo qui:

Mario Giammetti ha accettato di parlarne con Horizons Radio.

H.R.: Chiunque abbia letto la notizia dell'uscita del tuo libro ha pensato la stessa cosa: "non capita spesso che un saggio in italiano diventi una pubblicazione in inglese". Ci racconti com'è andata?

Mario Giammetti: Erano alcuni anni che cercavo un editore internazionale per i miei libri sui Genesis. Durante questo percorso mi sono scontrato con ostacoli di vario tipo, qualcuno condivisibile (come può un editore inglese, per esempio, giudicare la qualità di un lavoro scritto in una lingua che non è in grado di capire?), altri molto meno. Ad esempio, ho appreso che in Inghilterra difficilmente viene dato ascolto a uno scrittore sprovvisto di agente: voglio dire, in Italia un agente potrà forse permetterselo Elena Ferrante, non certo chi scrive di musica! A tutto ciò andava poi aggiunto un problema non da poco, ossia che qualunque mio scritto avrebbe dovuto essere tradotto, con conseguente aggravio delle spese. Infine, anche se nessuno me lo ha mai detto espressamente, sotto sotto, da parte di qualche editore straniero ho anche percepito una sorta di diffidenza: tipo, cosa ne sa un italiano, dei Genesis?

Alla fine mi sono finalmente imbattuto nelle persone giuste: due appassionati veri (il giornalista della rivista inglese Prog, Nick Shilton, e il fondatore dei Big Big Train, Greg Spawton) che intendevano avviare una casa editrice musicale che prestasse particolare attenzione alla qualità del prodotto, mettendo in secondo piano i discorsi di cassetta.

Cosa ha colpito del tuo libro rispetto ai tanti scritti su di loro nella madrepatria dei Genesis?

Il focus è sulla musica, più che sulla storia, che è già stata sviscerata più che sufficientemente, da Armando Gallo in primis. Alla resa dei conti, ciò che ci fa amare i Genesis è la loro produzione artistica, no?

Il tocco di classe sono però gli ascolti che una parte del gruppo ha accettato di fare con me: ho ascoltato l’intero The Lamb con Tony Banks negli studi the Farm, From Genesis To Revelation e Trespass con Ant Phillips (che non lo aveva fatto per 40 anni!), gli altri tre con Steve Hackett. Prova solo a immaginare cosa possa significare, dopo avere assimilato ogni passaggio in decenni di passione, riascoltare quelle note magiche spalla a spalla con chi le ha composte e registrate: i loro commenti quasi minuto per minuto sono diventati qualcosa di realmente nuovo per la bibliografia sui Genesis.

Tengo poi a precisare che tutte le dichiarazioni incluse nel libro sono inedite, dato che solo una piccola parte delle interviste che Gabriel, Collins e Rutherford hanno rilasciato al giornalista inglese Mike Kaufmann erano state incluse nei video bonus dei remaster 2008.

Quali difficoltà hai incontrato nel far tradurre il tuo libro dall'italiano in inglese?

Nessuna. Merito di Octavia Brown, che è stata incaricata direttamente dall’editore. Octavia è bilingue ma è anche molto preparata a livello musicale, essendo peraltro coinvolta in diverse situazioni anche in Italia (a cominciare dal famoso Prog Festival di Veruno). Quindi è stata bravissima anche nelle parti più tecniche, che mi davano qualche preoccupazione. Ho letto da qualche parte il commento di un lettore inglese, il quale sostiene che non sembra un libro tradotto da un’altra lingua, e questa credo sia una grande soddisfazione per tutti.

Ci sono differenze tra la versione italiana e quella inglese? Quali?

Molto poche, in quanto la Kingmaker ha acquistato i diritti dalla Giunti con l’obbligo di rispettare il più possibile l’edizione italiana. Naturalmente però è stato sistemato qualche refuso ed è stata ulteriormente migliorata la lista dei concerti grazie a un maniacale lavoro di revisione fatto insieme a George German e Alessandro Borri.

E poi, su mia richiesta, sono ora indicate le fonti di ciascuna dichiarazione, frase per frase, che la Giunti aveva preferito invece raggruppare a fine capitolo. Infine, abbiamo aggiunto brevi estratti di interviste che ho realizzato dopo il 2013 ed anche qualche foto.

Cosa si prova a vedere il proprio libro in versione inglese?

Era il mio sogno ed è una grande emozione. Il libro è stampato su carta di altissima qualità e sinceramente non potevo chiedere di meglio.

Qualche membro dei Genesis ha avuto modo di vedere già la pubblicazione?

Mi risulta sia stato inviato a tutti, ma non so se sia giunto alle varie destinazioni. Il coronavirus ha creato molte difficoltà organizzative e anche le solitamente efficientissime poste inglesi sono andate in tilt. Io stesso ho ricevuto le mie copie solo ieri (e nel mio caso è stato usato un corriere).

Non credo che Tony o Mike siano molto interessati a leggere in materia Genesis, ma spero facciano un’eccezione questa volta trattandosi di una prospettiva differente dove è anche divertente mettere a confronto i diversi ricordi e opinioni da parte dei membri della band.

Spero che Ant legga almeno i primi due capitoli, dato che credo sia il primo libro in assoluto che mette così in risalto la sua figura.

In quanto a Steve, sono certo che lo leggerà dall’inizio alla fine!

In Italia sarà reperibile il tuo libro? Come?

Non credo si troverà nelle librerie, non avrebbe nemmeno molto senso essendo la versione italiana "Gli anni Prog" tuttora in catalogo. Si potrà certamente ordinare via Internet.

Al momento è disponibile sul sito della Burning Shed, ma mi risulta che più avanti la vendita sarà allargata anche alle altre piattaforme, tipo Amazon.

Ti aspetti di vendere molto, in Inghilterra? Come sono percepiti là, oggi, i nostri amati Genesis? Suscitano ancora interesse?

Ti racconto un aneddoto. Una decina di anni fa riuscii faticosamente ad arrivare a Chris Charlesworth, notissimo giornalista inglese che, al tempo, era a capo dell’ancor più famosa Omnibus Press (secondo Wikipedia, addirittura il più grande editore musicale del mondo!). Gli avevo proposto il progetto ‘Genesis Files’ (una collana di sette libri, uno per ciascun membro dei Genesis, anche se all’epoca ero solo a poco più di metà dell’opera, che avrei completato solo nel 2016 ed è tuttora disponibile in italiano per le Edizioni Segno), sottolineando il fatto che non è mai stato realizzato niente di simile in nessuna parte del mondo. Charlesworth, dopo averci pensato un attimo, mi rispose che la forza commerciale dei Genesis non era sufficiente per giustificare un’operazione di questo tipo.

Per quanto la cosa possa sembrarci strana, dobbiamo rassegnarci di fronte al fatto che i Genesis non saranno mai considerati alla stregua di Beatles, Stones, Zeppelin, Queen, Pink Floyd, U2 eccetera, la cui popolarità in termini di vendite è abissalmente superiore. Questo, ovviamente, vale a maggior ragione in Italia. E tuttavia, la risposta dei fan inglesi alla reunion della fine di quest’anno, nonostante i costi proibitivi dei biglietti, è stata entusiasmante.

In definitiva, i Genesis restano sicuramente degni, anche in patria, di essere annoverati tra i grandi del rock, ma forse non tra i grandissimi. Sia chiaro che questa non è la mia opinione, ma solo quello che credo di aver percepito da quelle parti.

Ora che il dado è tratto, pubblicherai altro in inglese, su di loro, per esempio, il secondo volume, il post-Gabriel?

Sì, c’è già un accordo con Kingmaker per pubblicare il seguito della storia dei Genesis, che del resto avevo già completato alla fine del 2017. Ci ho dato già una controllata e ora è tutto nelle mani di Octavia Brown per una pubblicazione nel corso del prossimo anno. Magari con l’aggiunta di un capitolo finale dedicato al Last Domino tour.

Intanto è appena uscito il nuovo numero di Dusk, il Genesis Magazine di cui, ricordiamolo per i pochissimi che non lo sanno, sei ideatore e direttore.

Con leggero ritardo, per via della pandemia che ha rallentato la lavorazione e la spedizione.

In copertina ovviamente la reunion dei Genesis, sulla quale con trasparenza esprimiamo i nostri legittimi dubbi, ma questa volta ci siamo focalizzati in particolare sulla figura di Phil Collins: con la scusa di due recenti ristampe in vinile e di un libro, Francesco Gazzara ha stilato un godibilissimo dizionario sul grande artista.

Inoltre ricordiamo i 25 anni dei Musical Box e abbiamo rintracciato alcuni personaggi tangenziali, ma oltremodo interessanti, che hanno gravitano intorno all’orbita Genesis.

Per ragioni di spazio, delle quattro interviste già realizzate, questo numero contiene solo le prime due: ad Allan Schwartzberg, batterista del primo album e del primo tour solista di Peter Gabriel, e a Harry Kim, trombettista al fianco di Collins da trent’anni.

Un grazie e un "in bocca al lupo" a Mario Giammetti per tutto il suo lavoro. Ed ecco la copertina di Dusk

Il libro comprende, oltre interviste esclusive ai membri del gruppo e ai principali collaboratori, come ci ha raccontato Mario, alcune foto inedite.

Kingmaker Publishing è stata lanciata l'anno scorso dal giornalista Prog Nick Shilton e dal fondatore dei Big Big Train Greg Spawton.

Dice Spawton al Magazine Prog:

«Sono un grande fan dei Genesis sin dalla mia giovinezza e ho letto ogni libro esistente sulla band. Tuttavia, il libro di Mario contiene una grande quantità di dettagli sull'era di Peter Gabriel dei Genesis che prima mi erano sconosciuti. Sentivo che queste intuizioni dovevano essere condivise con la base di fan dei Genesis e quindi ero desideroso che il libro di Mario fosse la prima pubblicazione di Kingmaker».

Non hai la versione italiana del libro di Mario Giammetti? Comprala qui:

Questo è il suo primo libro di Mario Giammetti in lingua inglese. GUARDA GLI ALTRI LIBRI DI GIAMMETTI SU AMAZON.

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Steve Hackett: tutti i libri “The Sound of Steve Hackett”, di Paulo De Carvalho – COMPRA

Please Don't Touch!: The Sound of Steve Hackett, di Paulo De Carvalho, è l'ultimo dei tre volumi della raccolta di trascrizioni complete per chitarra degli album della carriera solista di Steve Hackett.

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Questo è il terzo libro/canzone sul sound di Steve Hackett: una selezione di trascrizioni per chitarra della sua carriera solista.

Il progetto presenta per la prima volta le trascrizioni dell'intero album Please Don't Touch!

Il libro ha una grafica senza precedenti, descrive l'attrezzatura che Steve ha usato in studio, insieme all'adattamento per chitarra, di alcune parti del flauto, dell'ottavino e di altri strumenti.

Hackett stesso ha recensito il libro e ne ha scritto una prefazione.

Guarda gli altri due libri della serie The Sound of Steve Hackett:

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“Gli incroci del rock”, anche i Genesis nel libro di Giuseppe Scaravilli

By Antonio Filippi - 

Giuseppe Scaravilli ripercorre l’irripetibile stagione dei grandi gruppi del rock anni Settanta, tra cui anche i Genesis.


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Con questo volume Giuseppe Scaravilli, leader dei Malibran, ripercorre l’irripetibile stagione del rock anni Settanta, utilizzando l’escamotage narrativo dell’incrocio tra le biografie delle varie band, progressive e non, mettendo insieme una documentazione esaustiva, frutto di decenni di passione, e una scrittura scorrevole e avvincente, ricca di testimonianze dettagliate e di aneddoti interessanti.

Acquistalo su Amazon:

Non mancano i resoconti degli eventi che hanno segnato la musica degli anni Settanta in Italia, dai grandi festival agli scontri per la musica gratis.

A completare il tutto, il volume presenta un inserto fotografico che racconta per immagini quanto si può leggere nel testo, con inedite foto d’epoca – preparate e restaurate per l’occasione – che ritraggono le band mentre sono impegnate sul palco.

Sono trascorsi ormai decenni da tutto questo, ma è rimasta la musica a testimoniare una delle stagioni più creative della nostra storia, una stagione che non è semplicemente alle nostre spalle, ma risuona forte al presente nei sogni, negli ideali e nel desiderio di scoprire cose nuove che animavano i giovani del tempo.

E che ancora ci indicano la via.

Con Led Zeppelin, Black Sabbath, Deep Purple, Genesis, King Crimson, Malibran, Jethro Tull, Banco del Mutuo Soccorso, Van der Graaf Generator, Premiata Forneria Marconi, Area, Pink Floyd, Gentle Giant, Yes, Free, The Who, Traffic, Supertramp, Camel e tanti altri.

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Due libri per quattro gruppi Prog (Genesis compresi) – INTERVISTA a Max Stèfani

By Antonio Filippi e Eugenio Delmale - 

Due volumi, quattro gruppi Prog, ma anche tutta la scena rock del periodo fino al 1975. 384 pagine l'uno con molte foto. E' il nuovo "doppio" lavoro di Max Stèfani. Gli abbiamo fatto qualche domanda.


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Horizons Radio: Come hai scelto e abbinato le due band e perché?

Max Stèfani: Quattro band per un solo libro veniva con troppe pagine. Mi è venuto naturale abbinare ELP con King Crimson per via di Greg Lake. Meno per Genesis e Jethro Tull, ma dopotutto si parla dello stesso periodo, anche se Anderson ha cominciato prima.

I libri arrivano fino al 1975. Perché?

E' il loro periodo di maggiore qualità, anche se alcuni sostengono che i Genesis con Collins sono migliori. Questione di gusti. E comunque dal 1975 il genere ha perso la rotta.

Fotografie, tour, interviste, recensioni americane, inglesi, francesi e italiane. Da dove proviene tutto il materiale che hai usato?

Da mie collezioni, contatti nel mondo, amici.. una lunga ricerca.

C'è anche un inserto dei gruppi Prog 'minori' del periodo: tedeschi, inglesi, australiani, americani, francesi. Come si legano ai quattro 'maggiori'?

Volevo dare uno sguardo ai gruppi meno conosciuti, perché molti si sono fermati a quelli che hanno fatto più vendite. Spesso capita che band altrettanto valide, per tutta una serie di ragioni, non abbiamo successo. Ma i fischi, quando si trovano, rimangono.

In che senso questi volumi sono "fatti in casa, genuini", come li definisci tu? Come hai lavorato a essi?

"Fatti in casa" nel senso per la mia casa editrice. Completa libertà su tutto: testi, foto e copertine, decisione di saltare librerie e Amazon, perché sono prodotti di qualità per pochi e non mi va di regalare i soldi a una casa editrice esterna solo per la soddisfazione di vederlo 15 giorni nelle librerie. Copie numerate con dedica personale; sarebbe impensabile sul mercato.

Quindi attraverso quali canali vengono vendute?

Solo per posta. Basta contattarmi sui social... Facebook, Instagram, passa parola..

Qual è il pubblico di riferimento dei tuoi libri?

Un migliaio di persone anziane, miei ex lettori sul Mucchio, Rumore, Suono, Outsider, etc...

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The book: “Peter Gabriel A Life In Vision” – INFO & BUY NOW

Peter Gabriel photo book explores singer's career from Genesis to present day.


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A Life In Vision,128 page A4 Hardback,  is a chronological, visual biography of his extraordinary and colourful career. From the early days of Genesis through to the present day.

Housed in a custom-made presentation box with a set of prints, it is strictly limited to 1000 copies. 

The synopsis reads:

“Never one to stand still, Gabriel has constantly reinvented himself, never afraid to experiment and explore new musical avenues.

His willingness to collaborate with all manner of people has also resulted in film scores and joint projects with a diverse range of artists from Kate Bush to Martin Scorcese, as well as Sinéad O'Connor, King Crimson’s Robert Fripp and Coldplay’s Chris Martin.
His passion for World Music has seen his long-standing commitment to the WOMAD Festival and outside of music political activism and humanitarian issues have played a big part in his life.
The book is crammed full of glorious photography, much of which is previously unpublished, along with a timeline narrative by Genesis aficionado Alan Hewitt.
This limited edition hardback book is a wonderful collector’s item for any self-confessed Gabriel fan."
Place your order by 1st October and you can have your name printed on a dedicated fan page.

YOUR NAME will be included on a dedicated Fan Page within the book.

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