I luoghi di Peter Gabriel: Bath, da “buen retiro” a “real world” – VIDEO & RICORDI

I luoghi indimenticabili nella storia di Genesis & Co., attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

By D.B.

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Tra i luoghi fondamentali per Peter Gabriel ci sono la città di Bath e i suoi dintorni, in Somerset, UK.

Bath dal sito web Bath Echo

Un posto che, da iniziale buen retiro, per meditare a distanza su certi eventi, come vedremo, è stato fonte di ispirazione e sperimentazione fino alla creazione della struttura della sua Real World.

Peter si stabilisce nella prima abitazione della sua storia con la città a  Woolley Mill, nell’omonima valle, nei pressi di Bath, con Jill incinta; la figlia Anna-Marie nascerà dopo un parto difficilissimo il 26 luglio 1974.

Siamo nel periodo successivo al tour di “Selling England By The Pound” e alla vigilia delle burrascose sessioni di composizione, registrazione e relativa tournée di “The Lamb Lies Down On Broadway”.

Qui Gabriel si rifugia nei momenti liberi, in “fuga” da Headley Grange, dove i Genesis si sono ritirati per comporre e provare le canzoni del nuovo album.

Qui, come racconta Richard Macphail…

… riceve la telefonata della madre che chiede spiegazioni sul significato dei testi di The Lamb.

Ed è qui che, secondo Daryl Easlea…

…Peter si ritira dopo il tour e redige la lunga lettera per annunciare ufficialmente la sua decisione di lasciare i Genesis.

Dopo essere uscito dalla band, Gabriel si dedica qui ai suoi passatempi preferiti del momento: la campagna e la famiglia. A Bath, sempre secondo Easlea, si confonde con la comunità locale, e si prende «due anni per crescere i cavoli e i figli».

Come riporta Mario Giammetti…

…Peter ha raccontato ad Armando Gallo su Ciao 2001 nell’aprile 1976: «Per almeno sei mesi dopo la mia uscita dai Genesis ho frequentato gente non collegata con il mondo musicale, gente che non sapeva nemmeno dell’esistenza di un complesso chiamato Genesis».

A Bath Peter sperimenta stili di vita alternativi, medita di entrare in una comune (una delle quali si chiama Genesis), assume qualche droga, senza eccessi. Si presenta anche sul palco degli amici Stackridge al Friars Aylesbury, uscendo da una torta di compleanno.

Gabriel ritiene l’antica città termale romana di Bath un ottimo conduttore di energia, che presto lo porterà a iniziare a comporre nuova musica.

E tra le nuove esperienze ce n’è una mistica del cantante sulla collina di Solsbury, che sovrasta la città.

Little Solsbury Hill dal sito web Kids of Bath

Come scrive Davide Castellini…

…«La collina di Solsbury è uno spazio fisico reale, un monticello nei pressi di Bath (…). Ma è anche un luogo metaforico da dove si possono osservare le “luci della città” – la realtà presente e nel contempo avere uno sprazzo dell’incerto futuro che si prospetta – l’aquila che spicca il suo volo nella notte scura».

Emozioni che saranno  di grande ispirazione per il suo primo singolo da solista “Solsbury Hill”, in cui spiega anche i motivi dell’abbandono dei Genesis, brano che ha anticipato nel febbraio del 1977 l’uscita del primo album.

Gabriel ha quindi trovato un luogo stimolante in cui far fiorire le nuove idee. In questo contesto creativo, inizia a organizzare il suo studio di registrazione casalingo, che presto sarà frequentato da spiriti a lui affini. I primi demo per il nuovo disco vengono proprio dal pianoforte di Woolley Mill.

Ma non sempre Bath ha portato fortuna a Peter. Come lo sciagurato primo Festival WOMAD del 16 luglio 1982, che si tiene proprio vicino casa di Gabriel, ma ciò non garantisce il successo, anzi.

Siamo nel West Country, fuori Shepton Mallet, nello stesso campo in cui i Led Zeppelin parteciparono al secondo Bath Festival nel 1970.

L’intero evento presenta enormi sfide: il pubblico è in estasi ma la vendita dei biglietti è pessima, il tempo è brutto, la BBC si è ritirata nonostante avesse promesso una trasmissione televisiva e uno sciopero dei treni ha tenuto lontane le persone.

Le limitazioni imposte dalle autorità locali fanno ricadere su Peter le spese degli artisti internazionali invitati. Peter e Jill ricevono addirittura minacce di morte da persone a cui devono dei soldi.

«È diventata un’esperienza da incubo quando ci siamo resi conto che non c’era modo di ottenere la vendita dei biglietti per coprire i nostri costi», ha detto Peter al Guardian nel 2012.

Ecco la sua esibizione a quel Festival:

Debiti che solo la reunion al Milton Keynes Bowl del 2 ottobre dello stesso anno, con i vecchi amici dei Genesis, Steve Hackett compreso, hanno potuto ripianare.

Nel frattempo, la famiglia Gabriel si è trasferita ad Ashcombe House a Swainswick, nord-est di Bath.

Peter ha affittato la proprietà nel 1978 e ha convertito il fienile della casa nel suo studio.

In questo video è possibile assistere a diversi momenti (familiari e artistici) della sua vita ad Ashcombe House:

Ad Ashcombe House Peter ha anche lavorato alla sceneggiatura del film su “The Lamb Lies Down On Broadway”, con il regista cileno Alejandro Jodorowsky. Due mesi di lavoro ritenuti da Gabriel molto interessanti, ma il progetto non va a buon fine.

Va meglio dal punto di vista musicale. Nello studio ex fienile, Peter compone le canzoni del terzo album con il proprio nome (soprannominato anche Melt), del 1980, e vi registra il successivo del 1982 (o Security),  la colonna sonora del film “Birdy”, tra l’ottobre e il dicembre 1984 e “So”, pubblicato nel 1986.

Non solo: il brano “My Secret Place” dell’album “Chalk Mark in a Rain Storm” di Joni Mitchell viene registrato ad Ashcombe House nel 1986, così come parti dell’album Robbie Robertson del 1987 (anche se i crediti di copertina collocano erroneamente Ashcombe House a Londra).

Nel 1986, finito l’album So, Peter decide che è il momento di trasferirsi da Ashcombe House a una struttura di registrazione permanente. La cosa più importante per Gabriel è essere vicino all’acqua. Prende in considerazione diversi siti, per lo più vecchi mulini, rigorosamente nella zona di Bath.

Ma nel mese di ottobre del 1987 Peter e Jill si separano definitivamente. Divorzieranno nel marzo 1988. Fortunatamente la ex moglie e le bambine non andranno a stare lontano da Bath e così Peter può vedere le figlie ogni giovedì sera e ogni due weekend. In questo periodo Peter inizia la relazione con Rosanna Arquette, conosciuta proprio durante la reunion di Milton Keynes.

Il Box Mill (noto anche come Pinchin’s Mill) è un mulino ad acqua sul By Brook, antico di 200 anni nel Wiltshire. Nel 1864 faceva parte della Box Brewery di proprietà della famiglia Pinchin, che in quell’anno chiuse la loro Northgate Brewery a Pulteney Bridge a Bath.

Nel 1987 Gabriel lo acquista, lo sistema e aggiunge un altro edificio (“The Big Room”). 

Peter si mette al lavoro per trasformare il pittoresco gruppo di edifici in un complesso live e studio, completo di spazio residenziale per artisti, una stanza in cui scrivere e una grande sala di controllo, piena di luce naturale.

Ora il sito ha le dimensioni e lo spazio necessari, è vicino al fiume, come voleva Peter, è in una bellissima zona ed è accessibile da Londra, con Bath a 120 miglia (200 km) di distanza, un’ora e mezzo di treno.

Il primo album a essere registrato qui è la colonna sonora del film “L’ultima tentazione di Cristo” di Martin Scorsese, che inaugurerà anche la neonata etichetta Real World, con il titolo “Passion” nel 1989.

E proprio qui, negli studi della sua etichetta, nel 1997, nasce per Gabriel un nuovo amore. Lei è Meabh Flynn, ingegnere e pianista, che lavora alla Real World dalla metà degli anni Novanta. È di 22 anni più giovane di lui. La sposa nel 2002. Il 27 settembre 2001 era nato Isaac Ralph, seguito da Luc nel 2008.

Peter mantiene anche  buoni rapporti con Jill, che ora lavora come consulente e psicoterapeuta a Bath.

E, tra le tante iniziative che lo vedono prendere posizione in tutto il mondo, trova il modo di pensare anche al “suo” angolo di Inghilterra.

Nel maggio 2010 si è unito a una campagna per fermare lo sviluppo agricolo proprio nella valle di Woolley. Un’azienda agricola aveva pianificato di allevare intensamente polli. Gabriel è entrato a far parte del Save Woolley Valley Action Group per fermare il progetto. 

Per preservare la valle che ha ospitato la sua prima casa di Bath e che ha ispirato il suo primo singolo da solista, “Solsbury Hill”.

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News su Peter Gabriel

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I luoghi di Phil Collins: Londra-Concorde-Philadelphia e ritorno – il RICORDO di PHIL

I luoghi indimenticabili nella storia di Genesis & Co., attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

By D.B.

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Il 13 luglio 1985 Phil Collins è il protagonista di una clamorosa doppia esibizione al Live Aid, una a Londra, l’altra a Philadelphia, dall’altra parte dell’Atlantico.

Ascolta anche il podcast (in italiano) – CLICCA QUI.

Verso le tre del pomeriggio Phil e Sting salgono sul palco di Wembley, accolti da un boato del pubblico.

Ma non tutto fila liscio: Sting dimentica le parole di Every Breath You Take.

“Un attimo prima di entrare in scena, con la massima disinvoltura, Sting mi avverte: «A proposito, qualche volta faccio casino con le parole…». Un attimo dopo, in piedi davanti al pianoforte, mi affanno a leggere i versi mentre lui è partito per la tangente dall’altra parte del palco: «Every breath… every move… every bond…»”, ricorda Phil, nella sua autobiografia “No, non sono ancora morto”, trad. Anna Mioni, Mondadori.

Non solo. La giornata è molto calda, anche a Londra. Ancora Phil:

“Il palco è bianco, splende il sole e si muore di caldo. Sono così sudato che mentre suono Against All Odds un dito scivola sui tasti del pianoforte. Una vera stecca, sento quasi rabbrividire gli ottantamila fan che riempiono Wembley. E non soltanto loro, quella nota sbagliata è arrivata in tutto il mondo. Se aggiungiamo il pasticcio di Every Breath, sto già facendo la figura del principiante.”

A Wembley Phil esegue anche In The Air Tonight, poi, insieme a Sting, ecco Long Long Way to Go:

L’esibizione londinese di Phil Collins finisce così. Ma non la sua lunga giornata. Lo attende un Concorde per gli Stati Uniti. Ricorda Phil: 

“Non volevo passare per l’unico sbruffone che suonava a entrambi i concerti, e mi avevano assicurato che anche i Duran Duran avrebbero preso l’aereo per Philadelphia. Senonché, per qualche ragione, i Duran Duran si esibiscono solo in America. Insomma, da un momento all’altro l’atmosfera cambia completamente.”

Addirittura, a metà del volo del Concorde, è in programma un collegamento televisivo dall’aereo. Eccolo:

Ed ecco come lo ricorda Phil:

“Negli studi televisivi a Londra, i presentatori della BBC alimentano l’eccitazione del pubblico. «Eccoci in diretta con Phil Collins dalla cabina del Concorde! Come va, Phil?»

«Tutto bene, siamo a metà strada…»

Billy Connolly, Andrew Ridgeley degli Wham! e Pamela Stephenson, gli ospiti in studio, sono perplessi. Non sentono altro che gracchi indistinti e interferenze.”

Arrivato in elicottero dal JFK Airport di New York al JFK Stadium di Philadelphia, Phil accompagna alla batteria Eric Clapton in White Room:

She’s Waiting:

E Layla:

Ricorda Phil: “Il set con Eric è divertente e spensierato. Con il suo batterista Jamie evitiamo di tagliarci la strada, e il risultato è splendido. “

Poi si esibisce da solo. Di nuovo Against All Odds (Take a Look at Me Now) e In the Air Tonight:

Quindi è il delicatissimo momento della reunion dei Led Zeppelin. Phil suonerà con loro. Lo aveva invitato l’amico Robert Plant, prima ancora che venissero coinvolti gli altri ex membri e il Live Aid si trasformasse nel loro clamoroso ritorno insieme. Ma già prima di salire sul palco l’atmosfera non è delle migliori.

Phil: “Robert da solo: un tipo adorabile. Robert e qualsiasi cosa abbia a che fare con gli Zeppelin: è come se si producesse una strana e malevola reazione chimica. È tutto cupo, persino diabolico. Jimmy è palesemente – diciamo così – nervoso e irritabile. (…) ora mi stanno presentando John Paul Jones, che è muto come un pesce. Poi è la volta di Tony Thompson. Mi accorgo che mi tratta con estrema freddezza. (…) Gli parlo dei rischi dei due batteristi sul palco: sono anni che lo faccio con i Genesis e la mia band, so perfettamente quanto è facile che vada tutto a rotoli. Il segreto, come ho imparato a mie spese, è stare sul semplice. Lo sguardo di Tony, però, mi dice che non sa che farsene delle «dritte» di un opportunista appena atterrato da oltreoceano con il Concorde.”

Phil introduce Robert Plant e i Led Zeppelin (ecco l’intera esibizione):

Eseguono Rock and Roll, Whole Lotta Love e Stairway to Heaven. 

Ma Phil non ha un buon ricordo dell’esibizione: “Sin dall’inizio mi rendo conto che le cose non vanno per il verso giusto. Dalla mia posizione sento poco Robert, ma quanto basta per accorgermi che non è al suo meglio. Altrettanto vale per Jimmy.

Non ricordo nemmeno di aver suonato Rock and Roll, ma so di averlo fatto. Ricordo però lunghi e atroci minuti di quello che Robert chiama sdegnosamente «lavoro a maglia», ovvero il drumming a effetto (…) percuotere l’aria per evitare di contribuire al disastro. Se avessi saputo dell’altro batterista, mi sarei chiamato fuori ben prima di arrivare a Philadelphia.

Sul palco, tengo gli occhi incollati su Tony Thompson. Mi tocca andargli dietro, perché picchia come un dannato e ha deciso di ignorare i miei consigli. (…) Il punto è che mi sentivo spaventosamente a disagio, se avessi potuto sarei uscito dal palco a metà di Stairway, se non prima. Ma ve le immaginate le reazioni?”

E con certo sollievo che Phil porta a termine l’esibizione con i Led Zeppelin. Ora deve “soltanto” affrontare un’intervista insieme a loro. Eccola:

Ancora Phil dalla sua autobiografia: Hunter inizia a porre domande semplici, ma nessuno lo prende sul serio. Robert e Jimmy danno risposte vaghe e impertinenti, John Paul Jones è sempre muto come un pesce.

Mi dispiace per Hunter. È in diretta mondiale e il pubblico lo guarda con il fiato sospeso, ma i ragazzi gli stanno facendo fare la figura dell’idiota. E così, pur non avendo alcun titolo, cerco di salvare il salvabile rispondendo io.”

Nel backstage Collins ha pure il fiato per riassumere questa lunga giornata in un’intervista singola, ancora con Hunter:

Ma nella sua autobiografia il riassunto è ben più tagliente ed efficace: “Wembley, Heathrow, il Concorde, il JFK (aeroporto e stadio), le quattro performance, una delle quali infernale”.

Un ultima curiosità: sul Concorde Collins aveva incontrato l’attrice e cantante Cher, che non era a conoscenza dei concerti. Dopo aver raggiunto gli Stati Uniti, ha assistito a quello di Philadelphia e la si può vedere mentre si esibisce nel brano collettivo finale We Are the World

Anche Phil era stato invitato a partecipare, ma aveva declinato per stanchezza (e non solo, visto com’era andata con Plant & Co.).

In albergo accendo la tv e vedo gli ultimi spasmi del concerto di Philadelphia. Un momento, chi è quella sul palco? Cher – racconta Phil-.

È la degna conclusione di una giornata di follia. Non solo è riuscita a entrare, ma ha un microfono in mano e sta cantando We Are the World. Forse proprio il mio verso.”

I ricordi di Phil Collins sono tratti da:

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Guarda tutti i concerti del Live Aid

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Angolo del Collezionista

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I luoghi dei Genesis: il Christmas Cottage – il RICORDO della BAND

I luoghi indimenticabili nella storia di Genesis & Co., attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

By D.B.

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Nel villaggio di Wotton, nel Surrey, si trova il Christmas Cottage, il luogo che la famiglia Macphail ha concesso gratuitamente ai Genesis per circa sei mesi, dall’ottobre 1969 all’inizio di aprile 1970 e dove è stato composto il  materiale che poi ha costituito l’album Trespass.

ASCOLTA QUI ANCHE IL PODCAST DI HORIZONS RADIO (IN ITALIANO).

I Macphail hanno acquistato il Christmas Cottage nei primi anni ’60. Contemporaneamente, Richard entrava alla Charterhouse School e lì conosceva Mike Rutherford, Tony Banks, Peter Gabriel e Anthony Phillips. Il nome deriva dal fatto che la famiglia ha preso possesso della casa nel periodo delle vacanze natalizie.

Dal sito web https://www.genesis-fanclub.de

«Se fossimo stati a Londra», ricorda Mike Rutherford nella sua autobiografia The Living Years, «saremmo stati sempre in giro a veder suonare altri gruppi, a fare paragoni, a preoccuparci di quello che facevano gli altri.

Invece eravamo in una bellissima parte incredibilmente remota del paese, determinati a capire fin dove ci potevamo spingere musicalmente. Questo comportava un sacco di lunghe sessioni di improvvisazione.»

I Genesis, all’epoca con Phillips alla chitarra e John Mayhew alla batteria, non stanno passando un buon momento. L’album d’esordio, From Genesis To Revelation è stato un flopSCOPRI DI PIU’. Lo scarso numero di vendite crea sconforto fra i membri del gruppo. Ricorda Richard Macphail nel libro My Book Of Genesis:

«Avevano sentimenti contrastanti riguardo all’album From Genesis To Revelation: delusi dal sound, delusi dal missaggio. Ritenevano buone alcune canzoni, ma non gli piaceva la qualità della registrazione. 

A quel punto, tutto stava convergendo. Mike stava per andare alla Farnham Tech, Peter alla London Film School e Tony alla Sussex University, ma ormai tutti sapevano che l’istruzione non era più una priorità. Nel frattempo, sono passati attraverso tre batteristi: Chris Stewart è stato sostituito da John Silver che è stato sostituito da John Mayhew, quest’ultimo trovato attraverso una pubblicità su Melody Maker.»

La band è in condizioni disperate dal punto di vista finanziario, addirittura si saltano i pasti. Ma i ragazzi rifiutano, comunque, gli aiuti in denaro forniti dalle famiglie. Non si perdono d’animo: il successo, pensano,  sarebbe arrivato.

Hanno quindi deciso di sospendere tutti gli altri piani per un anno, dare una chance alla musica e impegnarsi nello sviluppo della band. Hanno bisogno di un posto adatto dove stare e vivere insieme e il Macphail Cottage sembra la soluzione perfetta. Continua Richard:

«Non riesco a ricordare chi del gruppo ha suggerito che la cosa di cui avevano davvero bisogno era un posto dove poter andare a vivere insieme come avevano fatto i Traffic, in un cottage in campagna.

Per una circostanza fortuita, mentre eravamo a Londra, il nostro cottage è stato svaligiato. I miei genitori non si sono sentiti più a loro agio ad andarci; hanno deciso di venderlo, ma non fino alla primavera successiva, quando gli alberi sarebbero stati in piena fioritura e l’aspetto della casa sarebbe stato migliore.

Naturalmente ho pensato: “Aspetta, è l’ideale per il gruppo” e ho chiesto ai miei genitori cosa ne pensavano dell’idea. I miei amici hanno bisogno di un posto dove stare insieme, gli ho detto. Non venderete il cottage fino alla prossima primavera. Non volete più andare laggiù

Così il padre di Richard presta loro la casa gratuitamente e anche un furgoncino dell’azienda per cui lavora, per gli spostamenti (qualche concerto ha spezzato quel ritiro quasi monastico). Ricorda Anthony Phillips, riportato da Daryl Easlea in Senza frontiere, Vita e musica di Peter Gabriel:

«L’idea ci è piaciuta molto. Da quello strano combo di autori che avevano
fatto From Genesis To Revelation, ci siamo trasformati in una specie di focolare  di scoppi e scontri.
(…)

Non ci siamo mai allontanati l’uno dall’altro; non abbiamo mai preso delle pause, la prendevamo tutti molto sul serio.

Peter e Mike subivano pressioni dalle loro donne, quindi a volte la situazione si è fatta piuttosto tesa. Penso che se fossimo andati al pub e ci fossimo fatti qualche pinta o qualche risata potrebbe essere stata diverso. Noi non andavamo neanche a fare passeggiate, giocare a calcio o altri svaghi. Non c’era altro che la musica.»

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Ancora Mike:

«In quel cottage abbiamo litigato come matti. Era un mix di amore e di odio con probabilmente un po’ di istinto omicida da tenere a bada.

Tony, Ant, Pete e io eravamo tutti incredibilmente determinati a metterci alla prova musicalmente, a trovare una nostra strada. Ma, a peggiorare le cose, si stava davvero schiacciati all’interno del piccolo cottage.

Rich, ora ufficialmente il nostro roadie, ha dovuto dormire sul pavimento del soggiorno: non poteva stare nella sua camera da letto perché era occupata da Tony e Pete. Non c’erano mobili, tranne i letti, ed era sempre buio perché abbiamo fatto le prove in salotto con una coperta messa sopra la finestra anche se eravamo a chilometri di distanza da ovunque. Quando non sei granché – e noi non lo eravamo – tendi ad alzare il volume per compensare.

C’era sempre qualcuno che se ne andava  di corsa infuriato al piano di sopra o usciva fuori sbattendo la porta d’ingresso e ogni volta dovevamo rimetterci in sesto.»

Richard:

«Non sorprende che con sei giovani sotto lo stesso tetto, sia stata una vera e propria situazione di pentola a pressione. Era inverno, freddo e umido, e ci sono state molte volte in cui si poteva tagliare l’atmosfera tra Peter e Tony con la motosega

Divergenze che non erano solo caratteriali. Mike:

Pete spesso aveva difficoltà a trasmettere cosa gli passava per la testa, musicalmente. Si sedeva al pianoforte e provava a suonarci un pezzo e poi alla fine diceva: “No, no, non va fatto così. Intendevo così”. Ognuno di noi chiedeva agli altri uno sforzo di immaginazione per capire come poteva evolvere un’idea a partire da come suonava nella nostra testa, ma Pete non è mai riuscito a rendere comprensibili le sue intuizioni e a condividerle. C’erano sempre un sacco di ehm e uhu.»

Nel cottage, il modo di lavorare della band è molto serio. Iniziavano alle dieci del mattino (anche se nessuno di loro era mattiniero) e finivano per la cena verso le otto. Occasionalmente hanno provato ad andare oltre, ma erano troppo stanchi per ottenere qualcosa di buono. Richard:

«Passavano il tempo a comporre. Tutta l’attrezzatura è stata allestita in soggiorno e dire che erano laboriosi è un eufemismo. Erano troppo disciplinati. Si alzavano e facevano colazione per iniziare alle 10. (…)

Ho trovato affascinante assistere all’intero processo di creazione delle canzoni. Mike aveva una sequenza di accordi, Tony aggiungeva qualcosa e Peter aveva un ritmo in testa con cui spesso iniziava una composizione (e
lo fa ancora oggi). Era un batterista, originariamente, e oggi ha numerosi sintetizzatori ritmici, ma a quei tempi aveva solo una grancassa a pedale.

Ant era il gigante musicale. Una cosa che la gente dimentica sempre è che a quel tempo era di gran lunga il compositore più sviluppato e gli altri lo seguivano.

L’altro elemento cruciale era l’abilità di Tony come tastierista e arrangiatore. Aveva un’impostazione classica, (…)  sapeva molto sull’armonia, su come funziona una canzone, e quando qualcuno suggeriva dei passaggi, lui pensava per un po’ e con  la sua tastiera capiva come collegarli tra loro.

Ho avuto il privilegio di vedere tutto, testimoniare l’evoluzione di quello che sarebbe diventato l’album Trespass

L’isolamento è quasi totale, anche rispetto alle nuove idee musicali, che si stavano sviluppando a Londra e nel mondo. Ma qualcosa trapelava. Ricorda Mike:

«Abbiamo ascoltato i King Crimson, In the Court of the Crimson King,
all’infinito, che ci ha suggerito di usare il mellotron, e Days of Future
Passed dei Moody Blues. Ant ed io abbiamo anche ascoltato Crosby, Stills & Nash. Tuttavia, ora che avevo iniziato a comporre, mi resi conto che non avevo voglia di ascoltare altre band.»

I King Crimson in particolare influenzano la band a più livelli. Ricorda Peter Gabriel, riportato in Daryl Easlea in Senza frontiere, Vita e musica di Peter Gabriel:

«Agli inizi facevamo le cose di fretta, anche se ci sforzavamo di suonare come volevamo davvero suonare, solo che poi entrarono in scena i King Crimson e noi pensavamo quanto fossero magnifici; facevano le stesse cose che volevamo fare noi, ma in modo migliore e più grandioso. (…)

E pensavamo: “Loro non fanno mai le cose in modo precipitoso, perché dovremmo farlo noi?”

E nella nostra testa i  Crimson assunsero proporzioni gigantesche e mitologiche  perché stavano mettendo in pratica i nostri ideali, gli ideali musicali, e lo facevano a modo loro.»

Ma i Genesis non lavoravano e basta. Ogni tanto Mike scappava dal cottage di notte in moto per fare visita alla fidanzata a Brighton, dove viveva. Spesso in notti d’inverno piovose e ventose. 

Peter era già fidanzato con Jill e a volte scompariva per andare a trovarla, causando un po’ di risentimento.

Anche Ant aveva anche una ragazza, una ballerina del Ballet Rambert, ma lei lo aveva lasciato la precedente estate. Da allora, in quel periodo, si è dedicato alla musica. Ancora Richard:

«E’ stato un momento molto intenso, non ultimo perché Peter era preoccupato che la sua ragazza Jill lo lasciasse per qualcun altro. Era estroversa, molto attraente, il tipo che non resta a casa e a deprimersi mentre il suo uomo non c’è. Peter non era l’unico interessato a lei. Jill non doveva preoccuparsi di Peter, perché eravamo isolati al cottage. Non siamo nemmeno andati al locale alla fine della strada.

I Genesis non sarebbero mai stati i tipici rock’n’rollers che vanno fuori, a bere qualche birra. Non abbiamo nemmeno bevuto alcolici nel cottage. John e Mike si godevano una canna la serata, forse anche Ant, ma non Peter o Tony.»

Richard Macphail ricorda che forse alcuni brani erano già abbozzati, quando i Genesis sono arrivati al Christmas Cottage, altri sono stati perfezionati dopo, ma Stagnation, Dusk e The Knife sono sicuramente nate lì

Non solo. Un nastro con materiale composto al Christmas Cottage è stato ascoltato dall’ex Yardbird Paul Samwell-Smith, che a sua volta ha segnalato alla BBC il gruppo nel gennaio 1970 per un programma dedicato al pittore britannico Michael Jackson. I quattro brani, come è noto, Provocation, Frustration, Manipulation e Resignation, definiti anche Jackson Tapes, erano un assaggio della loro nuova direzione. E tre di questi brani sarebbero poi tornati in alcuni dei loro lavori più noti. SCOPRI DI PIU’.

E The Geese And The Ghost di Anthony Phillips contiene una selezione di materiale che lui e Mike Rutherford hanno scritto insieme nel cottage.

Mike Rutherford ammette che il cottage è stato come un bozzolo e quando è stato il momento di lasciare quella casa per alcuni concerti e registrare Trespass, è stato emozionante ma spaventoso. 

Nel corso degli anni il cottage ha avuto qualche cambiamento. Richard:

«Il cottage è stato sostanzialmente modificato rispetto a quei giorni, si estende al piano terra, sta lì immobile, nascosto dalla strada, ma più accessibile e con un parcheggio proprio accanto alla porta sul retro.»

L’ingresso infatti è ora nell’antico retro della casa, l’accesso è  molto più facile, rispetto a quando i Genesis hanno dovuto trasportare a mano gli strumenti e tutta l’attrezzatura dal parcheggio giù per la collina fino al cottage con la pioggia e le foglie bagnate sul terreno scivoloso.

E anche se non ci sono tracce del passaggio dei Genesis, gli attuali proprietari  raccolgono gli articoli in cui i membri originali della band fanno menzione del Christmas Cottage.

Trespass da collezione:

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I luoghi dei Genesis: la nascita di Watcher Of The Skies in Italia – il RICORDO della BAND

I luoghi indimenticabili nella storia di Genesis & Co., attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

By D.B.

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Aprile 1972, arrivano i Genesis in Italia, il paese che per primo ha capito la loro musica. Due tappe di quell’avventura rimarranno nella storia del gruppo, perché hanno visto nascere Watcher Of The Skies.

La data di Reggio Emilia il 12 aprile, infatti è ritenuta ufficialmente il  luogo di nascita di Watcher Of The Skies.

Secondo i ricordi di Hackett, Rutherford e degli altri presenti, fu proprio nella città emiliana che  venne eseguita per la prima volta una versione embrionale dell’indimenticabile brano durante il soundcheck.

Palasport di Reggio Emilia dalla pagina Facebook “Genesis 40th anniversary first Italian tour”

«Nel Palasport di Reggio Emilia, un enorme orribile posto pieno di eco, in mezzo al sound-check, Tony suonò quei due accordi iniziali sul suo mellotron. Funzionavano benissimo anche se, ancora oggi, non sono sicuro quanto fosse cosciente di come erano buoni.» (Da The Living Years di Mike Rutherford. Traduzione mia)

Nel tour per presentare Nursery Cryme, i Genesis approfittavano del tempo libero e anche delle prove sul palco per comporre parti di canzoni che poi avrebbero costituito l’album Foxtrot. 

Richard Macphail in My Book of Genesis racconta il modo di comporre l’album da parte dei Genesis. Rich ricorda che Tony Banks ha dichiarato ufficialmente che si tratta di tanti  pezzi che poi sono stati incollati insieme:

«Era una cosa normale nei Genesis. Alcuni dei pezzi erano composti da frammenti scritti da singoli membri e il problema era come riuscire ad adattarle. In Supper’s Ready, per esempio, Willow Farm, è in La bemolle maggiore, doveva portare a una piccola melodia di flauto in La minore. Quindi ci siamo dovuti mettere d’impegno per riuscire ad armonizzare i diversi accordi. A volte invece è un cambiamento del tutto naturale e avveniva senza che ce ne rendessimo conto.»

Mino Profumo in Genesis in Italia. I concerti 1972-1975 racconta che il custode del palasport ricorda «le note di Watcher Of The Skies emergere nitide durante il soundcheck.»

 

Profumo ricorda che «si tratta in effetti di un work in progress come conferma senza esitazioni Steve Hackett: “In realtà Watcher Of The Skies non venne composta esattamente in occasione delle prove per il concerto di Reggio Emilia, ne avevamo già preparato una versione molto rozza e un po’ diversa ma si può dire che la suonammo quasi compiutamente e per la prima volta durante quel soundcheck. Mi ricordo che ero in bagno, nel sotterraneo del palasport, sentii l’intro e l’intera struttura cominciò a tremare, erano note magnifiche e potenti. Tutto il gruppo si accodò all’esecuzione e fu in quel momento che, almeno per me, nella mia immaginazione la band suonava come e più di una orchestra”».


E cita le parole del promoter Maurizio Salvadori: «“Ricordo che ogni tanto facevano delle improvvisazioni nei soundcheck, perfino di mezz’ora e ci mettevano dentro delle cose appena provate, penso che lo facessero anche
la reazione della gente che era sempre apprezzabile. Provarono in anteprima un paio di pezzi che avrebbero poi inserito nel disco successivo.”»

 

 

Da Reggio Emilia il brano viene utilizzato per il soundcheck prima dei concerti. Anche non tutte le persone presenti al concerto notarono che su quel palco stava nascendo un brano storico. Erano anche altri i particolari che attiravano l’attenzione. Ricorda a Horizons Radio Raimondo Vecchi Fossa: «Il palco era rivolto verso la tribuna alta e non verso la platea come per gli altri concerti e la cosa mi stupì molto. Gabriel col lunotto dei capelli eseguì come prima canzone Happy The Man che io avevo ed ho tuttora come 45 giri.»

Il 19 Aprile i Genesis sono live al Teatro Mediterraneo di Napoli.

Un doppio concerto che chiude la prima parte del Nursery Cryme Tour dei Genesis in Italia.

Una seconda tappa in questa storia dei Genesis, perché sul tetto dell’Hotel Domitiana, che ospita la band, Mike e Tony scrivono il testo di Watcher Of The Sky. Dal terrazzo dell’albergo, infatti, si può vedere tutto il complesso della Mostra d’Oltremare, l’Arena Flegrea e il Teatro Mediterraneo, un corpo estraneo rispetto alla città, che poteva dare l’impressione di un paesaggio di un pianeta sconosciuto.

Ecco il ricordo di Tony Banks in Genesis: I Know What I Like di Armando Gallo:

«Eravamo seduti in cima a questo edificio, era una calda giornata di sole e stavamo semplicemente guardando fuori attraverso una vasta area di edifici e campi; non c’era un’anima viva in giro. Sembrava che l’intera popolazione avesse appena disertato il pianeta e questo è ciò che racconta ‘Watcher of the Skies’: un essere alieno che viene sul pianeta e lo vede completamente deserto. E così la storia si sviluppa con un po ‘di fantascienza. Mi piace  ‘Childhood’s End’ di Arthur Clarke e libri di questo genere.»

E di Mike Rutherford in The living years (Trad. G. Testani):

«Io e Tony insieme scrivemmo il testo, seduti sul tetto del nostro hotel a Napoli immaginando che il mondo fosse finito. Alquanto strano, considerando che era un giorno piacevolmente soleggiato.»

 A Napoli quindi viene completato il brano e, come sappiamo, aprirà il successivo album dei Genesis, in uscita l’ottobre seguente: Foxtrot.

Ma nella sua autobiografia, Mike racconta un altro retroscena, accaduto a Napoli:

«A Napoli scoprimmo un altro passatempo terapeutico… Concludere un tour con una litigata di gruppo era un classico. La cosa insolita della lite-di-fine-tour a Napoli fu che c’era un parco dei divertimenti proprio dietro l’angolo dell’hotel dove dormivamo. Arrivammo al punto di essere talmente stufi l’uno degli altri che decidemmo che l’unica cosa da fare era di buttarci sulla pista dell’autoscontro e sbatterci contro reciprocamente e selvaggiamente e ripetutamente. Devo dire che non ho mai sperimentato un modo altrettanto efficace per chiarirsi.»

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Leggi altri ricordi qui:

La genesi dei GENESIS

Quando Napoli diventò la musa dei Genesis

L’ex Hotel Domitiana, oggi JFK.

Ecco l’audio del live di Napoli:

00:00 – Happy The Man;
04:18 – Stagnation;
14:53 – The Fountain Of Salmacis;
23:20 – Twilight Alehouse;
32:14 – The Musical Box;
42:23 – The Return Of The Giant Hogweed;
49:11 – Phil’s Solo;
51:24 – The Knife.

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I luoghi dei Genesis: Headley Grange, Hampshire UK – il RICORDO di COLLINS e RUTHERFORD

I luoghi indimenticabili nella storia di Genesis & Co., attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

By D.B.

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Foto dal sito web http://www.headley-grange.com/

La tenuta di Headley Grange, nell’Hampshire inglese, nella campagna britannica, costruita nel 1795, oggi residenza privata, è un leggendario luogo, utilizzato prima come ospizio, poi negli anni Sessanta e Settanta per provare e registrare non da Led Zeppelin, Fleetwood Mac, Bad Company, The Pretty Things, Peter Frampton, Ozark Mountain Daredevils, Ian Dury, Elvis Costello, Clover.

In particolare qui sono nati album come “Led Zeppelin III”, “Led Zeppelin IV”, “Houses of the Holy” e “Physical Graffiti”, oltre al singolo più noto in assoluto degli Zeppelin: “Stairway to Heaven”.

Qui i Genesis hanno vissuto un’esperienza in chiaro-scuro.

La band ha trascorso i mesi di giugno e luglio 1974 a Headley Grange, per comporre e registrare “The Lamb Lies Down On Broadway”. Ma l’ambiente circostante e l’umore dei componenti non sono proprio ideali.

Ricorda Phil Collins nella sua autobiografia “No, non sono ancora morto”

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«Qualunque sia il gruppo che c’è stato per ultimo, l’ha lasciato in uno
stato terribile, e puzzolente. E i topi ne approfittano alla grande. Sono ovunque, saltano su e giù per le scale scricchiolanti, frusciano tra i rampicanti che
coprono gli alberi, corrono su per l’edera che ricopre la casa. Ne contiamo a decine, a centinaia. E parlo solo di quelli che si vedono. Quella casa è ancora un
ospizio.

L’unica nota positiva di quel posto per me è il fatto che John Bonham ha registrato il suo incredibile groove per “When the Levee Breaks” nella tromba
delle scale. Mi sembra quasi di sentirne l’odore. Ma invece sento odore di topi. Migliaia di topi. Arrivo per ultimo, e le migliori camere da letto sono già occupate, naturalmente. Così ho una stanza di merda, dove oltre all’acqua ho anche i topi correnti. Di notte li sento zampettare sopra e sotto di me.»

Racconta Kevin Holm-Hudson in “Genesis and The Lamb Lies Down on Broadway”:

«La casa era in notevole degrado; forse a causa della reputazione “occulta” o dalla sua associazione con i Led Zeppelin, Gabriel era disturbato dalle voci che la casa fosse infestata (Bright, 1988, p. 60). Steve Hackett concorda che il posto aveva “un’atmosfera da casa infestata”. Sentivo strani suoni di graffio,di notte”, con ogni probabilità i topi che condividevano la casa con i loro ospiti rockstar (Platts, 2001, p. 75).»

https://youtu.be/Mrdk5PyXikk

Ancora Phil Collins

«Montiamo la strumentazione nella zona giorno principale, mentre Peter s’insedia davanti a un vecchio pianoforte scassato che sta a prendere polvere in
un’altra stanza. Noi quattro improvvisiamo, lui annota le sue idee per i testi, e io registro tutto con il mio fidato registratore a cassette Nakamichi.

Scriviamo un po di musica fantastica (In the Cage, Riding the Scree, quintali di  roba buona) e molta viene fuori finché Peter è in un’altra stanza, a pestare sul pianoforte, scrivendo i testi.»

Non molto tempo dopo che la band si è insediata a Headley Grange, Gabriel riceve una telefonata dal regista William Friedkin, interessato ad assicurarsi il coinvolgimento di Peter come scrittore nel suo nuovo progetto cinematografico. Friedkin all’epoca è reduce da successi come “The French Connection” e “L’Esorcista”. L’offerta quindi è allettante e lusinghiera per Gabriel, che aveva colpito il regista con la sua mente visionaria. 

Peter in origine prevedeva di lavorare con Friedkin dopo aver finito “The Lamb”, ma l’enorme successo de “L’Esorcista” ha fatto accelerare le cose.

Ancora Kevin Holm-Hudson:

«Headley Grange non aveva un telefono, quindi Gabriel avrebbe dovuto
andare in bicicletta fino alla cabina telefonica in fondo alla collina e comporre il numero di Friedkin in California con le tasche piene di monetine da 10 (Fielder, 1984, p. 91).

Il resto del gruppo, comprensibilmente, non condivideva l’improvviso entusiasmo di Gabriel per un progetto esterno alla band. Secondo Gabriel, i suoi compagni “Pensavano che avrei usato il gruppo come un trampolino di lancio per il mio personale successo e non li avrei nemmeno coinvolti. Ma Friedkin non voleva i Genesis. Lui mi voleva per solo per le mie idee strane, non per la musica” (Fielder, 1984, p. 91).»

Racconta Mike Rutherford nella sua autobiografia “The Living Years”:

«Non abbiamo avuto enormi e rumorose discussioni ad Headley Grange. Fin dall’inizio ci siamo resi conto di avere un grande lavoro da fare e sapevamo di non poter sprecare molto tempo a discutere.

È diventato chiaro anche molto presto che avremmo fatto l’album solo se Pete avesse lavorato a tempo pieno sui testi, mentre il resto di noi si occupava della musica. Questo ha dato fastidio a Tony più che a me, ma la mente di Pete era altrove.

Il suo matrimonio aveva avuto delle difficoltà e Jill era anche incinta del loro primo figlio. Questo significava che Pete andava e veniva spesso, e quando era
con noi c’era spesso la sensazione che ci fosse qualcosa di irrisolto tra lui e Tony.»

Guarda le foto dei Genesis a Headley Grange(in qualcuna di esse si può notare la tensione tra i membri della band):

Così Gabriel lascia Headley Grange per circa una settimana per elaborare idee per la sceneggiatura con Friedkin. Ma quando la Charisma ha saputo della partenza di Gabriel, è intervenuto il presidente dell’etichetta Tony Stratton-Smith in persona per  convincere Gabriel a tornare.

Racconta Rutherford:

«Quando Pete è venuto a parlarci dell’offerta, noi erano piuttosto tesi. Come per Ant (Anthony Phillips, il primo membro fondatore dei Genesis ad abbandonare la band, N.d.A), se questo momento fosse successo più tardi nella nostra carriera sono sicuro che avremmo potuto trovare una via d’uscita e ciò avrebbe concesso a Pete qualche mese di tempo.

Ma non ci eravamo ancora resi conto che fosse davvero possibile e, per di più, ci eravamo impegnati ad andare in tournée in autunno. Pete è il più meraviglioso imbranato. Spesso sembrava che non avrebbe mai deciso. (…)

Alla fine, ci siamo un po’ stufati della sua indecisione e gli abbiamo dato un ultimatum, e a quel punto Pete ha lasciato la band.

Così ho accompagnato Tony al telefono pubblico nel villaggio per discutere la situazione con Strat. Ha sempre creduto di poter parlare con chiunque
“Pete, caro ragazzo, vieni a parlare con me”, ma Pete non era il tipo con cui parlare in questo modo.»

Allo stesso tempo, Friedkin non volendo essere responsabile dello scioglimento della band, frena sulla collaborazione di Peter.

Continua Kevin Holm-Hudson:

«”Così Peter ha preso un preciso impegno a finire l’album prima qualsiasi altra cosa”, ha detto Banks. “Ma io penso che ha fatto capire tutti noi che si stava stufando e che era solo una questione di tempo prima che se ne andasse” (Fielder, 1984, p. 91). Collins è d’accordo: “Le cose sono tornate alla normalità ma, da quel momento in poi, credo che tutti noi sentivamo che questo poteva accadere di nuovo in qualsiasi momento” (Fielder, 1984, p. 91).»

Ancora Mike:

«Per la prima volta sentivamo che qualcuno non stava andando nella stessa direzione, qualcosa di fondamentale era cambiato. La questione più urgente, però, era che ora eravamo incredibilmente in ritardo. La musica era quasi completata e avevamo anche una data di registrazione prenotato, ma il testo di Pete non era affatto pronto. Le cose si sono messe così male che alla fine Pete ha dovuto chiedere a Tony e a me di scrivere il testo di “The Light Dies Down on Broadway”. (…)

Ovviamente, è stato un contributo simbolico, ma almeno potevamo sentire di aver scritto una canzone, perché non volevamo un album che aveva “All words by Peter Gabriel” scritto su.»

Ancora Phil:

«Per Pete è un sogno che diventa realtà: la possibilità di collaborare con un artista lungimirante che eccelle in una forma d’arte diversa dalla sua, di lavorare da casa, e anche di essere più vicino a sua moglie. Ci chiede: “Possiamo mettere in pausa il disco? Datemi il tempo di fare questa cosa, poi torno”.

Non dice che ci sta lasciando.

Noi rispondiamo tutti: “Ci dispiace, Peter, purtroppo no. O sei dentro o sei fuori”.

Dal mio punto di vista, all’atto pratico, se Peter ci molla non è per forza la fine del mondo. La mia soluzione fermamente concreta è di riconfigurare i Genesis come quartetto strumentale. Almeno in quel modo si potrebbe finalmente ascoltare la musica come si deve.

La reazione degli altri tre a questo suggerimento si può riassumere così: “Non dire stronzate. Noi, senza cantato, senza testi? Hai detto la tua, ora stai zitto,
Phil”. E naturalmente hanno ragione.

Prima che accada qualcosa di concreto, a Friedkin giunge voce che la sua offerta potrebbe comportare la fine dei Genesis. È l’ultima cosa che vuole, tanto
più che il suo progetto di fantascienza è solo un’idea vaga. Un paio di settimane dopo aver fatto l’offerta, se la rimangia.

Così Peter torna. Ma è tornato perché è sfumata un’occasione che gli interessava di più. Non sono le migliori circostanze per ritrovarsi. Noi continuiamo a lavorare, lo perdoniamo e ci dimentichiamo tutto,
o almeno facciamo finta.»

Ma mentre Friedkin procede senza Peter – ha poi realizzato il film “Sorcerer”, nel 1977 con la colonna sonora deiTangerine Dream ed è stato un fiasco – sui Genesis a Headley Grange sta per abbattersi un’altra bufera.

Il 26 luglio 1974, nel bel mezzo della composizione, nasce la figlia di Gabriel, Anna; durante il parto la bambina viene al mondo con il cordone ombelicale avvolto intorno al collo, cianotica. Ha anche inalato del liquido amniotico durante il parto e i medici sospettano pure la meningite. Ha trascorso due
settimane in un’incubatrice con medici incerti sulle sue possibilità di sopravvivenza.

«Purtroppo Peter è sempre oppresso, e non solo dal carico di lavoro. Le cose in famiglia vanno male: sua moglie Jill ha una gravidanza difficile, non che io
sappia di cosa si tratti. Il risultato è che a volte lui si assenta, il che significa che ci diamo dentro senza di lui. Questo non ci aiuta a pensare come un sol uomo
per un progetto così ambizioso.»,
scrive Phil Collins.

«Gabriel descrive quelle prime due settimane della vita di sua figlia come “davvero traumatiche” e i compagni della band come “incredibilmente indifferenti. Essi erano incazzati perché non stavo prendendo l’album
seriamente come un mio figlio” (Bright, 1988, pp. 4-5)», scrive Kevin Holm-Hudson.

Ascolta i demos e le prove a Headley Grande dei Genesis:

Durante le sessioni di Headley Grange, il gruppo ha fatto un esperimento:

«Secondo Tony Banks, “Abbiamo spento tutte le luci e ha fatto solo rumore. Il tempo era davvero spaventoso” (Fielder, 1984, p.92)», racconta Holm-Hudson. «Collins fornisce ulteriori dettagli: “Stavamo diventando tutti molto intensi; Peter soffiava il suo oboe nel microfono, poi stava suonando il suo flauto con l’echoplex, quando improvvisamente c’è stato questo grande tuono e ha iniziato a piovere. Tutti abbiamo pensato: ‘Siamo entrati in contatto con qualcosa di forte’.

Erano circa le cinque o le sei della sera e facevamo tutti questi strani rumori quando è iniziato il temporale e ha cominciato a piovere. Poi abbiamo tutti abbiamo cambiato marcia e siamo entrati in un un umore davvero melodico.

In momenti come questo eravamo davvero un’unica cosa e lavoravamo bene insieme a “The Lamb”. E la dimensione del doppio album ci dato la possibilità di farlo.” (Fielder, 1984, p.92).»

Nell’agosto del 1974, il gruppo lascia Headley Grange e si trasferisce nel Galles per completare l’album. Che, nonostante o grazie alle vicissitudini di cui l’antica tenuta è stata muta testimone, è il capolavoro che conosciamo e anche un punto di svolta nella carriera dei Genesis.

#NowPlaying, ascolta “The Lamb Lies Down On Broadway”:

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I luoghi dei Genesis: Le 2 Rotonde di Cuorgnè, Torino Italia – il RICORDO di RUTHERFORD e INTERVISTE ESCLUSIVE

I luoghi indimenticabili nella storia di Genesis & Co., attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

By D.B.

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Cuorgnè, in provincia di Torino è uno dei luoghi nella storia dei Genesis.

Il loro concerto del 13 aprile 1972, infatti, resta unico e indimenticabile nei loro tour.

Così lo ricorda Mike Rutherford in The Living Years: The First Genesis Memoir:

“Suonavamo in montagna una sera quando Tony ha avuto un’intossicazione alimentare. Abbiamo resistito per un po’ senza di lui, ma è stato come essere in una macchina che aveva perso una ruota e abbiamo dovuto terminare presto il set. Poiché non eravamo riusciti a vendere molti biglietti, il promoter aveva la scusa che stava cercando per non pagare. Rich (Macphail, N.d.R.) non ne voleva sapere ed era un po’ aggressivo. Il promoter aveva una pistola. Non siamo stati pagati.”

 

Ma cosa ci faceva una band come i Genesis in un locale di un piccolo paese in provincia di Torino?

In realtà, alle 2 Rotonde, hanno suonato un po’ tutti i big della canzone italiana e anche stranieri, come ricorda il libro I Beatles e i Genesis in Canavese. Storia della musica beat & pop in Canavese dal 1962 al 1974 di Gianpiero Madonna, che contiene un profilo della vivace scena musicale del periodo nella zona di Cuorgnè:

Nato dalla felice intuizione di Angelo Porcellana, scomparso 5 anni fa, insieme ai fratelli Dino e Claudio, il locale attraeva pubblico da Torino, da tutta la provincia e non solo. Nel 1972 i Genesis non avevano un seguito ampio, neanche in patria, e infatti questo primo tour in Italia si svolge in locali e palazzetti dello sport piccoli.

Le 2 Rotonde era tra i più capienti.

Foto da Facebook https://www.facebook.com/groups/220767672419871/

«Un frequentatore del dancing, amico di mio marito», racconta in esclusiva a Horizons Radio Marisa Porcellana, vedova di Angelo e anche lei impegnata nella gestione delle 2 Rotonde degli anni d’oro, «era un grande ammiratore dei Genesis e ci aveva suggerito di farli suonare da noi, perché di ottima qualità. Quindi, quando un impresario ce li ha proposti, Angelo si è ricordato del consiglio e li ha scritturati.»

«I Genesis erano ragazzi molto gentili», continua Marisa Porcellana.

«Non si comportavano da rockstar: bevevano poco ed erano molto educati. Non avevamo un vero e proprio palcoscenico, quindi suonavano in mezzo al pubblico, senza nessun atteggiamento di superiorità o cose simili. Quando il concerto è stato interrotto, tutti hanno compreso che c’erano motivi di salute e non hanno creato problemi. Erano ragazzi, i musicisti e i loro fan.»

La signora Porcellana non ricorda l’episodio del mancato pagamento e della minaccia con una pistola, citati da Rutherford. «Non c’erano armi nel locale, nessuno ci ha mai dato fastidi di questo tipo», ci racconta.

Ed ecco cosa ha raccontato in esclusiva a Horizons Radio Pierluigi Gassino, presente al concerto:

«Il concerto fu interrotto perché il tastierista Tony Banks si sentì male… e come consolazione riuscii a scambiare quattro parole con Phil Collins , mentre Peter Gabriel beveva un drink appoggiato al bancone del bar della discoteca dove si erano esibiti davanti a pochi di noi… Ricordo che allora il bassista ed il chitarrista si aggiravano sul palco a fine concerto raccogliendo alcuni cavi e delle attrezzature… tutto questo prima di diventare delle rockstar!»

«Il mio breve dialogo con Phil Collins», continua Pierluigi Gassino, «fu dovuto a un fatto che rese la serata per me e i miei amici ancora più amara perché uscendo non trovammo più l’auto nel parcheggio e, tornati nella discoteca per chiedere un passaggio allo scopo di ritornare a casa, incontro Phil fuori dal locale che si avvicina ad una Alfa modello 1750 con alla guida un tizio che pareva essere il manager.»

«Io chiesi proprio a lui, gesticolando in anglo-italiano, un passaggio verso Torino, spiegando il fattaccio appena accaduto e l’evidente difficoltà. Lui mi disse che stavano andando a Milano e non c’era posto, poi aggiunse che coloro che avevano rubato l’auto andavano uccisi facendo per scherzo il gesto del taglio della gola. Mi salutò stringendomi la mano… bellissimo e amaro ricordo…!»

Qui la testimonianza in audio di Beppe Crovella, leader della band di Torino Arti e Mestieri, postata su Facebook – ASCOLTA:

https://www.facebook.com/beppecrovella/videos/3281989403288/

Su Dusk n° 55 una ricostruzione dettagliata della serata di Beppe Crovella (clicca la copertina per ordinare una copia):

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