
I 30 anni di Dusk.
Il 16 marzo 1991 veniva chiuso nella redazione virtuale di Dusk il numero zero di una gloriosa fanzine (poi trasformatasi in rivista patinata) che, unica al mondo, resiste a tuttβoggi in forma stampata.
Per festeggiare questo incredibile anniversario, oltre al numero speciale riservato ai soli associati a cui stanno lavorando, l’ideatore e Direttore Mario Giammetti e il suo gruppo di lavoro hanno chiesto ai componenti dei Genesis di condividere la gioia con loro.
Guarda qui i video.
Mario Giammetti racconta a Horizons Genesis i 30 anni di Dusk.
– Quando e perchΓ© hai avuto l’idea di una pubblicazione dedicata ai Genesis?
Nel 1990 andai a trovare Anthony Phillips, che mai nessuno in Italia, che io sappia, aveva intervistato. Parlammo oltre unβora ma Ciao 2001, a cui allβepoca collaboravo, mi concesse solo tre o quattro cartelle, per un risultato di due pagine. E il resto, mi chiesi? Un mio amico di penna dellβepoca mi disse: perchΓ© non stampi lβintervista integrale e la vendi agli appassionati? La cosa mi sembrava poco fattibile, perΓ² mi fece venire in mente che, forse, cβerano diverse persone interessate ad avere piΓΉ notizie sul mondo dei Genesis. Allβepoca soltanto Ciao 2001 e Rockstar ne parlavano, ma ovviamente solo in occasione di nuovi album. Inoltre in quel periodo cβerano fanzine dedicate ad artisti, a mio giudizio, assai meno importanti dei Genesis, cosΓ¬ decisi di provare, per puro divertimento: avendo giΓ alle spalle un libro (βGenesis Storyβ, Gammalibri 1988) e tre anni di articoli sul Ciao, feci il salto dallβaltra parte della barricata per curiositΓ realizzando un numero zero fotocopiato che spedii in cambio di un francobollo.
– Oltre a Dusk, quali altri nomi hai preso in considerazione?
Nessuno, in realtΓ . Quando pensai al nome, mi dissi che doveva essere breve e immediato. Dusk si prestava a tutto ciΓ². Inoltre, la sua traduzione nascondeva anche un significato recondito: crepuscolo, tramonto. Il che assecondava la mia idea di essere sempre obiettivi, senza mai farsi accecare dalla visione da fan. Arrivando ad ammettere, se necessario, anche il crepuscolo di unβavventura. Cosa che, perΓ², non Γ¨ mai avvenuta. Perlomeno, non del tutto.
– Quali sono state e quali continuano a essere le difficoltΓ di questa impresa?
La manovalanza, se cosΓ¬ si puΓ² dire. Sebbene con lβaiuto imprescindibile di fantastici collaboratori, la gestione pratica ed economica (anche se da un paio di anni su questβultimo punto ricevo un consistente aiuto da Stefano Tucciarelli) continua a gravare esclusivamente sulle mie spalle. Questo Γ¨ sicuramente positivo da una parte, perchΓ© non devo chiedere il permesso a nessuno sulle scelte che andrΓ² a prendere, ma diventa davvero pesante quando si tratta poi di portare a compimento un numero. Mi riferisco alla realizzazione, sempre molto complicata, ma anche allβaspetto prettamente fisico: portare le buste e i pacchi agli uffici postali Γ¨ spaventosamente faticoso. Sui disservizi postali, poi, meglio stendere un velo pietoso.
– Qual Γ¨ stata la soddisfazione piΓΉ grande di questi 30 anni?
Dal punto di vista personale, ovviamente conoscere, seppure a vario livello, i miei musicisti preferiti. Poi il fatto che, seppur raramente, talvolta ho ottenuto con Dusk cose che mi erano state negate in qualitΓ di giornalista (piΓΉ spesso, a onor del vero, Γ¨ accaduto il contrario, ma ci sta). Ma la gioia piΓΉ grande Γ¨ avere il numero in mano, fresco di stampa. Succede da 30 anni ed Γ¨ sempre unβemozione, anche se a volte si tramuta in delusione per qualche errore imprevisto di stampa o un lavoro tipografico non proprio impeccabile.
– Qual Γ¨ stata l’intervista piΓΉ difficile, che hai inseguito piΓΉ a lungo?
Phil Collins. Dopo un breve incontro faccia a faccia a Perugia nel 1996, ho dovuto aspettare ben otto anni prima di potergli fare finalmente unβintervista come si deve, al Filaforum di Assago nel 2004. Esperienza poi replicata nel 2010 e, telefonicamente, nel 2016.
– Chi Γ¨ il membro Genesis piΓΉ intervistato e perchΓ©?
Sicuramente Steve Hackett, per due ragioni: primo, Γ¨ di gran lunga il piΓΉ attivo di tutti. Secondo, Γ¨ anche incredibilmente disponibile e, oltretutto, molto attendibile e abbastanza preciso nei ricordi.
– Non ci pare, ma ti Γ¨ sfuggito qualcuno della galassia Genesis da intervistare?
Peter Gabriel non ha ancora accettato unβintervista esclusiva. Lβho incontrato diverse volte e gli ho rivolto personalmente delle domande in conferenze stampa o roundtable (chiacchierate per un numero limitato di giornalisti, in genere otto), ma le mie infinite richieste per un faccia a faccia o una telefonica alle sue assistenti non hanno ancora dato esito favorevole. Per il resto, direi di aver intercettato davvero tutti, perlomeno quelli in vita. Compreso il piΓΉ inaccessibile in assoluto: John Silver.
– Cosa ne pensano i Genesis di Dusk?
Sono sicuramente tutti riconoscenti per il lavoro che facciamo, consapevoli che questo genere di pubblicazioni servono a tenere accesa e alimentare la fiammella. CβΓ¨ naturalmente il problema della lingua, per cui non possono leggere quello che scrivo anche se, a dire il vero, non credo che, a quelli grossi almeno, interesserebbe piΓΉ di tanto. Tony Banks, per esempio, ha dichiarato piΓΉ volte di non leggere recensioni nΓ© libri sulla band e che Γ¨ stato costretto a farlo nel caso della biografia di Mike Rutherford (per poi pentirsene amaramente!). Steve Hackett Γ¨ invece molto attento e interessato e, se gli mando la traduzione di un articolo, sicuramente la legge.
– Ti hanno mai chiesto (anche qualche membro dei Genesis) di tradurre in altre lingue gli articoli di Dusk?
Per alcuni anni Γ¨ esistita una versione in inglese, fotocopiata, di Dusk, almeno di buona parte degli articoli compresi in ciascun numero. Poi perΓ² ho smesso: non ne valeva la pena perchΓ© gli abbonati stranieri sono sempre stati una sparuta minoranza. Non si contano invece le volte che qualcuno mi ha detto βse fosse in inglese, non perderei un numero di Duskβ. Sono quelli che poi hanno molto gradito il mio libro βGenesis 1967 To 1975: The Peter Gabriel Yearsβ, pubblicato lo scorso anno dalla londinese Kingmaker.
– Visto che Dusk Γ¨ l’unica pubblicazione su carta nel mondo sui Genesis, quali feedback hai dall’estero?
Torniamo al discorso lingua; chi non parla italiano, si concentra sullβimpatto delle foto e sui contenuti e non Γ¨ raro che qualche amico estero mi scriva chiedendomi maggiori informazioni su qualcosa che ha captato ma ovviamente non riesce a comprendere fino in fondo. Ma ci sono un manipolo di appassionati che ci seguono con fedeltΓ assoluta pur senza capire una sola frase: a loro basta guardare come Γ¨ strutturato il giornale per comprendere che ne vale sempre la pena.
– Non sempre siete d’accordo con le scelte dei Genesis (vedi per esempio l’ultima reunion) o con la qualitΓ e necessitΓ di certe ristampe. E non vi censurate. Pensi che con il tempo possa cambiare questa linea editoriale?
Assolutamente no. Quando cβΓ¨ stato da criticare, lo abbiamo sempre fatto, senza nessuna remora, in accordo allβeditoriale del numero zero. Si puΓ² ovviamente non essere dβaccordo, ma nessuno di certo ci puΓ² accusare di faziositΓ . Di tanto in tanto qualcuno mi definisce il fan numero uno dei Genesis, pensando di farmi un complimento, ma per me non lo Γ¨ affatto: che adori la band Γ¨ scontato, ma mi ritengo un giornalista prima e solo di rimbalzo un appassionato. Per questo uso, per gli album che recensisco su Dusk, il medesimo approccio critico che ho usato con il Ciao, Rockstar, Jam e che uso tuttora per Classic Rock: sinceritΓ totale, senza sconti a nessuno.
– Qual Γ¨ la critica piΓΉ dura e l’elogio piΓΉ bello da parte dei lettori?
Qualche lettore in passato ci ha definiti una sorta di fanclub di Steve Hackett, perchΓ© di lui si parla sempre piΓΉ degli altri. Ma come potrebbe essere altrimenti, visto che pubblica il triplo di quello che producono tutti gli altri messi assieme? Qualche altro lettore ritiene che si dia troppo spazio a Anthony Phillips (dimenticando che Γ¨ stato il fondatore e per un breve periodo addirittura il leader della band). Molti, infine, detestano e neanche cordialmente Ray Wilson. Una volta incontrai a un concerto un ex abbonato che, dopo essersi presentato, mi confidΓ² candidamente che aveva smesso di seguirci perchΓ© non sopportava lβidea di vedere Ray sulle pagine di Dusk! Ma Ray Γ¨ stato un membro dei Genesis, per i quali ha cantato in un disco e un tour. Come tale, ha esattamente gli stessi diritti degli altri membri anche se, ovviamente, non detiene il medesimo palmares artistico.
Tra gli elogi, prima di tutto la costanza; molti lettori sono quasi increduli di fronte a tanta perseveranza e vedono Dusk come un amico di famiglia che va a trovarli a casa ogni quattro mesi. Molto apprezzata anche lβonestΓ intellettuale e lβattitudine a scrivere sempre senza filtri, qualcosa di non cosΓ¬ frequente nel mondo dei cosiddetti fanclub (categoria nella quale Dusk, peraltro, non rientra), dove spesso si Γ¨ succubi degli artisti: posso dire con orgoglio che non Γ¨ mai accaduto e che se qualche errore Γ¨ stato commesso, ed Γ¨ successo, Γ¨ stato semmai per affetto, non certo per opportunismo.
– Per i prossimi anni prevedi anche uno sviluppo sul web piΓΉ consistente dell’attuale o resti fedele al valore del cartaceo?
Riconosco lβimportanza del web, ma non fa per me. Quando Dusk cesserΓ le pubblicazioni cartacee, resterΓ solo un bel ricordo, al massimo il sito web minimale cosΓ¬ come Γ¨ oggi.
Grazie a Mario Giammetti, buon compleanno e in bocca al lupo per i prossimi, tantissimi, anni di Dusk.