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I 30 anni di Dusk Genesis Magazine: intervista al Fondatore e Direttore Mario Giammetti

Dusk, il primo e storico Genesis Magazine italiano, ha compiuto 30 anni. Li racconta a Horizons Genesis il Fondatore e Direttore Mario Giammetti.

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I 30 anni di Dusk.

Il 16 marzo 1991 veniva chiuso nella redazione virtuale di Dusk il numero zero di una gloriosa fanzine (poi trasformatasi in rivista patinata) che, unica al mondo, resiste a tutt’oggi in forma stampata.

Per festeggiare questo incredibile anniversario, oltre al numero speciale riservato ai soli associati a cui stanno lavorando, l'ideatore e Direttore Mario Giammetti e il suo gruppo di lavoro hanno chiesto ai componenti dei Genesis di condividere la gioia con loro.

Guarda qui i video.

Mario Giammetti racconta a Horizons Genesis i 30 anni di Dusk.

- Quando e perché hai avuto l'idea di una pubblicazione dedicata ai Genesis?

Nel 1990 andai a trovare Anthony Phillips, che mai nessuno in Italia, che io sappia, aveva intervistato. Parlammo oltre un’ora ma Ciao 2001, a cui all’epoca collaboravo, mi concesse solo tre o quattro cartelle, per un risultato di due pagine. E il resto, mi chiesi? Un mio amico di penna dell’epoca mi disse: perché non stampi l’intervista integrale e la vendi agli appassionati? La cosa mi sembrava poco fattibile, però mi fece venire in mente che, forse, c’erano diverse persone interessate ad avere più notizie sul mondo dei Genesis. All’epoca soltanto Ciao 2001 e Rockstar ne parlavano, ma ovviamente solo in occasione di nuovi album. Inoltre in quel periodo c’erano fanzine dedicate ad artisti, a mio giudizio, assai meno importanti dei Genesis, così decisi di provare, per puro divertimento: avendo già alle spalle un libro (“Genesis Story”, Gammalibri 1988) e tre anni di articoli sul Ciao, feci il salto dall’altra parte della barricata per curiosità realizzando un numero zero fotocopiato che spedii in cambio di un francobollo.

- Oltre a Dusk, quali altri nomi hai preso in considerazione?

Nessuno, in realtà. Quando pensai al nome, mi dissi che doveva essere breve e immediato. Dusk si prestava a tutto ciò. Inoltre, la sua traduzione nascondeva anche un significato recondito: crepuscolo, tramonto. Il che assecondava la mia idea di essere sempre obiettivi, senza mai farsi accecare dalla visione da fan. Arrivando ad ammettere, se necessario, anche il crepuscolo di un’avventura. Cosa che, però, non è mai avvenuta. Perlomeno, non del tutto.

- Quali sono state e quali continuano a essere le difficoltà di questa impresa?

La manovalanza, se così si può dire. Sebbene con l’aiuto imprescindibile di fantastici collaboratori, la gestione pratica ed economica (anche se da un paio di anni su quest’ultimo punto ricevo un consistente aiuto da Stefano Tucciarelli) continua a gravare esclusivamente sulle mie spalle. Questo è sicuramente positivo da una parte, perché non devo chiedere il permesso a nessuno sulle scelte che andrò a prendere, ma diventa davvero pesante quando si tratta poi di portare a compimento un numero. Mi riferisco alla realizzazione, sempre molto complicata, ma anche all’aspetto prettamente fisico: portare le buste e i pacchi agli uffici postali è spaventosamente faticoso. Sui disservizi postali, poi, meglio stendere un velo pietoso.

- Qual è stata la soddisfazione più grande di questi 30 anni?

Dal punto di vista personale, ovviamente conoscere, seppure a vario livello, i miei musicisti preferiti. Poi il fatto che, seppur raramente, talvolta ho ottenuto con Dusk cose che mi erano state negate in qualità di giornalista (più spesso, a onor del vero, è accaduto il contrario, ma ci sta). Ma la gioia più grande è avere il numero in mano, fresco di stampa. Succede da 30 anni ed è sempre un’emozione, anche se a volte si tramuta in delusione per qualche errore imprevisto di stampa o un lavoro tipografico non proprio impeccabile.

- Qual è stata l'intervista più difficile, che hai inseguito più a lungo?

Phil Collins. Dopo un breve incontro faccia a faccia a Perugia nel 1996, ho dovuto aspettare ben otto anni prima di potergli fare finalmente un’intervista come si deve, al Filaforum di Assago nel 2004. Esperienza poi replicata nel 2010 e, telefonicamente, nel 2016.

- Chi è il membro Genesis più intervistato e perché?

Sicuramente Steve Hackett, per due ragioni: primo, è di gran lunga il più attivo di tutti. Secondo, è anche incredibilmente disponibile e, oltretutto, molto attendibile e abbastanza preciso nei ricordi.

- Non ci pare, ma ti è sfuggito qualcuno della galassia Genesis da intervistare?

Peter Gabriel non ha ancora accettato un’intervista esclusiva. L’ho incontrato diverse volte e gli ho rivolto personalmente delle domande in conferenze stampa o roundtable (chiacchierate per un numero limitato di giornalisti, in genere otto), ma le mie infinite richieste per un faccia a faccia o una telefonica alle sue assistenti non hanno ancora dato esito favorevole. Per il resto, direi di aver intercettato davvero tutti, perlomeno quelli in vita. Compreso il più inaccessibile in assoluto: John Silver.

- Cosa ne pensano i Genesis di Dusk?

Sono sicuramente tutti riconoscenti per il lavoro che facciamo, consapevoli che questo genere di pubblicazioni servono a tenere accesa e alimentare la fiammella. C’è naturalmente il problema della lingua, per cui non possono leggere quello che scrivo anche se, a dire il vero, non credo che, a quelli grossi almeno, interesserebbe più di tanto. Tony Banks, per esempio, ha dichiarato più volte di non leggere recensioni né libri sulla band e che è stato costretto a farlo nel caso della biografia di Mike Rutherford (per poi pentirsene amaramente!). Steve Hackett è invece molto attento e interessato e, se gli mando la traduzione di un articolo, sicuramente la legge.

- Ti hanno mai chiesto (anche qualche membro dei Genesis) di tradurre in altre lingue gli articoli di Dusk?

Per alcuni anni è esistita una versione in inglese, fotocopiata, di Dusk, almeno di buona parte degli articoli compresi in ciascun numero. Poi però ho smesso: non ne valeva la pena perché gli abbonati stranieri sono sempre stati una sparuta minoranza. Non si contano invece le volte che qualcuno mi ha detto “se fosse in inglese, non perderei un numero di Dusk”. Sono quelli che poi hanno molto gradito il mio libro “Genesis 1967 To 1975: The Peter Gabriel Years”, pubblicato lo scorso anno dalla londinese Kingmaker.

- Visto che Dusk è l'unica pubblicazione su carta nel mondo sui Genesis, quali feedback hai dall'estero?

Torniamo al discorso lingua; chi non parla italiano, si concentra sull’impatto delle foto e sui contenuti e non è raro che qualche amico estero mi scriva chiedendomi maggiori informazioni su qualcosa che ha captato ma ovviamente non riesce a comprendere fino in fondo. Ma ci sono un manipolo di appassionati che ci seguono con fedeltà assoluta pur senza capire una sola frase: a loro basta guardare come è strutturato il giornale per comprendere che ne vale sempre la pena.

- Non sempre siete d'accordo con le scelte dei Genesis (vedi per esempio l'ultima reunion) o con la qualità e necessità di certe ristampe. E non vi censurate. Pensi che con il tempo possa cambiare questa linea editoriale?

Assolutamente no. Quando c’è stato da criticare, lo abbiamo sempre fatto, senza nessuna remora, in accordo all’editoriale del numero zero. Si può ovviamente non essere d’accordo, ma nessuno di certo ci può accusare di faziosità. Di tanto in tanto qualcuno mi definisce il fan numero uno dei Genesis, pensando di farmi un complimento, ma per me non lo è affatto: che adori la band è scontato, ma mi ritengo un giornalista prima e solo di rimbalzo un appassionato. Per questo uso, per gli album che recensisco su Dusk, il medesimo approccio critico che ho usato con il Ciao, Rockstar, Jam e che uso tuttora per Classic Rock: sincerità totale, senza sconti a nessuno.

- Qual è la critica più dura e l'elogio più bello da parte dei lettori?

Qualche lettore in passato ci ha definiti una sorta di fanclub di Steve Hackett, perché di lui si parla sempre più degli altri. Ma come potrebbe essere altrimenti, visto che pubblica il triplo di quello che producono tutti gli altri messi assieme? Qualche altro lettore ritiene che si dia troppo spazio a Anthony Phillips (dimenticando che è stato il fondatore e per un breve periodo addirittura il leader della band). Molti, infine, detestano e neanche cordialmente Ray Wilson. Una volta incontrai a un concerto un ex abbonato che, dopo essersi presentato, mi confidò candidamente che aveva smesso di seguirci perché non sopportava l’idea di vedere Ray sulle pagine di Dusk! Ma Ray è stato un membro dei Genesis, per i quali ha cantato in un disco e un tour. Come tale, ha esattamente gli stessi diritti degli altri membri anche se, ovviamente, non detiene il medesimo palmares artistico.

Tra gli elogi, prima di tutto la costanza; molti lettori sono quasi increduli di fronte a tanta perseveranza e vedono Dusk come un amico di famiglia che va a trovarli a casa ogni quattro mesi. Molto apprezzata anche l’onestà intellettuale e l’attitudine a scrivere sempre senza filtri, qualcosa di non così frequente nel mondo dei cosiddetti fanclub (categoria nella quale Dusk, peraltro, non rientra), dove spesso si è succubi degli artisti: posso dire con orgoglio che non è mai accaduto e che se qualche errore è stato commesso, ed è successo, è stato semmai per affetto, non certo per opportunismo.

- Per i prossimi anni prevedi anche uno sviluppo sul web più consistente dell'attuale o resti fedele al valore del cartaceo?

Riconosco l’importanza del web, ma non fa per me. Quando Dusk cesserà le pubblicazioni cartacee, resterà solo un bel ricordo, al massimo il sito web minimale così come è oggi.

Grazie a Mario Giammetti, buon compleanno e in bocca al lupo per i prossimi, tantissimi, anni di Dusk.

 

 

E chi non l'avesse già fatto, qui può abbonarsi a Dusk.

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I luoghi di Peter Gabriel: Bath, da “buen retiro” a “real world” – VIDEO & RICORDI

I luoghi indimenticabili nella storia di Genesis & Co., attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

By D.B.

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Tra i luoghi fondamentali per Peter Gabriel ci sono la città di Bath e i suoi dintorni, in Somerset, UK.

Bath dal sito web Bath Echo

Un posto che, da iniziale buen retiro, per meditare a distanza su certi eventi, come vedremo, è stato fonte di ispirazione e sperimentazione fino alla creazione della struttura della sua Real World.

Peter si stabilisce nella prima abitazione della sua storia con la città a  Woolley Mill, nell'omonima valle, nei pressi di Bath, con Jill incinta; la figlia Anna-Marie nascerà dopo un parto difficilissimo il 26 luglio 1974.

Siamo nel periodo successivo al tour di "Selling England By The Pound" e alla vigilia delle burrascose sessioni di composizione, registrazione e relativa tournée di "The Lamb Lies Down On Broadway".

Qui Gabriel si rifugia nei momenti liberi, in "fuga" da Headley Grange, dove i Genesis si sono ritirati per comporre e provare le canzoni del nuovo album.

Qui, come racconta Richard Macphail...

... riceve la telefonata della madre che chiede spiegazioni sul significato dei testi di The Lamb.

Ed è qui che, secondo Daryl Easlea...

...Peter si ritira dopo il tour e redige la lunga lettera per annunciare ufficialmente la sua decisione di lasciare i Genesis.

Dopo essere uscito dalla band, Gabriel si dedica qui ai suoi passatempi preferiti del momento: la campagna e la famiglia. A Bath, sempre secondo Easlea, si confonde con la comunità locale, e si prende «due anni per crescere i cavoli e i figli».

Come riporta Mario Giammetti...

...Peter ha raccontato ad Armando Gallo su Ciao 2001 nell'aprile 1976: «Per almeno sei mesi dopo la mia uscita dai Genesis ho frequentato gente non collegata con il mondo musicale, gente che non sapeva nemmeno dell'esistenza di un complesso chiamato Genesis».

A Bath Peter sperimenta stili di vita alternativi, medita di entrare in una comune (una delle quali si chiama Genesis), assume qualche droga, senza eccessi. Si presenta anche sul palco degli amici Stackridge al Friars Aylesbury, uscendo da una torta di compleanno.

Gabriel ritiene l'antica città termale romana di Bath un ottimo conduttore di energia, che presto lo porterà a iniziare a comporre nuova musica.

E tra le nuove esperienze ce n'è una mistica del cantante sulla collina di Solsbury, che sovrasta la città.

Little Solsbury Hill dal sito web Kids of Bath

Come scrive Davide Castellini...

...«La collina di Solsbury è uno spazio fisico reale, un monticello nei pressi di Bath (...). Ma è anche un luogo metaforico da dove si possono osservare le "luci della città" - la realtà presente e nel contempo avere uno sprazzo dell'incerto futuro che si prospetta - l'aquila che spicca il suo volo nella notte scura».

Emozioni che saranno  di grande ispirazione per il suo primo singolo da solista "Solsbury Hill", in cui spiega anche i motivi dell'abbandono dei Genesis, brano che ha anticipato nel febbraio del 1977 l'uscita del primo album.

Gabriel ha quindi trovato un luogo stimolante in cui far fiorire le nuove idee. In questo contesto creativo, inizia a organizzare il suo studio di registrazione casalingo, che presto sarà frequentato da spiriti a lui affini. I primi demo per il nuovo disco vengono proprio dal pianoforte di Woolley Mill.

Ma non sempre Bath ha portato fortuna a Peter. Come lo sciagurato primo Festival WOMAD del 16 luglio 1982, che si tiene proprio vicino casa di Gabriel, ma ciò non garantisce il successo, anzi.

Siamo nel West Country, fuori Shepton Mallet, nello stesso campo in cui i Led Zeppelin parteciparono al secondo Bath Festival nel 1970.

L'intero evento presenta enormi sfide: il pubblico è in estasi ma la vendita dei biglietti è pessima, il tempo è brutto, la BBC si è ritirata nonostante avesse promesso una trasmissione televisiva e uno sciopero dei treni ha tenuto lontane le persone.

Le limitazioni imposte dalle autorità locali fanno ricadere su Peter le spese degli artisti internazionali invitati. Peter e Jill ricevono addirittura minacce di morte da persone a cui devono dei soldi.

«È diventata un'esperienza da incubo quando ci siamo resi conto che non c'era modo di ottenere la vendita dei biglietti per coprire i nostri costi», ha detto Peter al Guardian nel 2012.

Ecco la sua esibizione a quel Festival:

Debiti che solo la reunion al Milton Keynes Bowl del 2 ottobre dello stesso anno, con i vecchi amici dei Genesis, Steve Hackett compreso, hanno potuto ripianare.

Nel frattempo, la famiglia Gabriel si è trasferita ad Ashcombe House a Swainswick, nord-est di Bath.

Peter ha affittato la proprietà nel 1978 e ha convertito il fienile della casa nel suo studio.

In questo video è possibile assistere a diversi momenti (familiari e artistici) della sua vita ad Ashcombe House:

Ad Ashcombe House Peter ha anche lavorato alla sceneggiatura del film su "The Lamb Lies Down On Broadway", con il regista cileno Alejandro Jodorowsky. Due mesi di lavoro ritenuti da Gabriel molto interessanti, ma il progetto non va a buon fine.

Va meglio dal punto di vista musicale. Nello studio ex fienile, Peter compone le canzoni del terzo album con il proprio nome (soprannominato anche Melt), del 1980, e vi registra il successivo del 1982 (o Security),  la colonna sonora del film "Birdy", tra l'ottobre e il dicembre 1984 e "So", pubblicato nel 1986.

Non solo: il brano "My Secret Place" dell'album "Chalk Mark in a Rain Storm" di Joni Mitchell viene registrato ad Ashcombe House nel 1986, così come parti dell'album Robbie Robertson del 1987 (anche se i crediti di copertina collocano erroneamente Ashcombe House a Londra).

Nel 1986, finito l'album So, Peter decide che è il momento di trasferirsi da Ashcombe House a una struttura di registrazione permanente. La cosa più importante per Gabriel è essere vicino all'acqua. Prende in considerazione diversi siti, per lo più vecchi mulini, rigorosamente nella zona di Bath.

Ma nel mese di ottobre del 1987 Peter e Jill si separano definitivamente. Divorzieranno nel marzo 1988. Fortunatamente la ex moglie e le bambine non andranno a stare lontano da Bath e così Peter può vedere le figlie ogni giovedì sera e ogni due weekend. In questo periodo Peter inizia la relazione con Rosanna Arquette, conosciuta proprio durante la reunion di Milton Keynes.

Il Box Mill (noto anche come Pinchin's Mill) è un mulino ad acqua sul By Brook, antico di 200 anni nel Wiltshire. Nel 1864 faceva parte della Box Brewery di proprietà della famiglia Pinchin, che in quell'anno chiuse la loro Northgate Brewery a Pulteney Bridge a Bath.

Nel 1987 Gabriel lo acquista, lo sistema e aggiunge un altro edificio ("The Big Room"). 

Peter si mette al lavoro per trasformare il pittoresco gruppo di edifici in un complesso live e studio, completo di spazio residenziale per artisti, una stanza in cui scrivere e una grande sala di controllo, piena di luce naturale.

Ora il sito ha le dimensioni e lo spazio necessari, è vicino al fiume, come voleva Peter, è in una bellissima zona ed è accessibile da Londra, con Bath a 120 miglia (200 km) di distanza, un'ora e mezzo di treno.

Il primo album a essere registrato qui è la colonna sonora del film "L'ultima tentazione di Cristo" di Martin Scorsese, che inaugurerà anche la neonata etichetta Real World, con il titolo "Passion" nel 1989.

E proprio qui, negli studi della sua etichetta, nel 1997, nasce per Gabriel un nuovo amore. Lei è Meabh Flynn, ingegnere e pianista, che lavora alla Real World dalla metà degli anni Novanta. È di 22 anni più giovane di lui. La sposa nel 2002. Il 27 settembre 2001 era nato Isaac Ralph, seguito da Luc nel 2008.

Peter mantiene anche  buoni rapporti con Jill, che ora lavora come consulente e psicoterapeuta a Bath.

E, tra le tante iniziative che lo vedono prendere posizione in tutto il mondo, trova il modo di pensare anche al "suo" angolo di Inghilterra.

Nel maggio 2010 si è unito a una campagna per fermare lo sviluppo agricolo proprio nella valle di Woolley. Un'azienda agricola aveva pianificato di allevare intensamente polli. Gabriel è entrato a far parte del Save Woolley Valley Action Group per fermare il progetto. 

Per preservare la valle che ha ospitato la sua prima casa di Bath e che ha ispirato il suo primo singolo da solista, "Solsbury Hill".

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News su Peter Gabriel

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Genesis Magazine Dusk: ecco i contenuti del numero 96 – COMPRA o ABBONATI

Ecco il sommario del nuovo numero di Dusk, il primo e storico Genesis Magazine italiano.

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E' il numero 96 di Dusk, e, come al solito, ospita interviste esclusive e numerosi servizi sulle ultime novità del mondo Genesis. 

Invitiamo, chi non l'avesse già fatto, a
 iscriversi.

 

Ecco i contenuti:

Peter Gabriel live:
Le ristampe in vinile

 

Steve Hackett:
Anteprima Under A Mediterranean Sky
Live At Hammersmith

 

Anthony Phillips: Missing Links I-IV

 

Intervista esclusiva a Shankar

Recensioni dischi:
Brand X: Livebox
Djabe: The Magic Stab
David Minasian
The Backstage
Vincenzo Ricca’s The rome Pro(g)ject
John Hackett

 

Recensioni libri:
Genesis 3 di Robert Ellis
Steve Hackett On Track di Geoffrey Feakes

Non resta quindi che attendere il nuovo numero di Dusk, come sempre ricchissimo di materiale Genesis & Co.

E chi non l'avesse già fatto, può iscriversi e abbonarsi qui.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Horizons Radio CLICK HERE

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Buon Compleanno Anthony Edwin Phillips, 23 dicembre 1951 – SPECIAL

Anthony Phillips, 23 dicembre 1951.

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Speciale Video Memories by HORIZONS RADIO.

L'ultimo album di inediti "String of Light" - COMPRA:

L'intervista e 2 live di String of Light:

La cura (Battiato/Sgalambro) by Algebra special guests Steve Hackett & Anthony Phillips: 

Gli altri album di Ant - COMPRALI SU AMAZON.

Rare video "Picaresca" from "Meadows of Englewood":

Promo clip from Dragonfly Dreams, Private Parts & Pieces IX:

Ecco il video ufficiale di Halycon Days (Days To Remember) di Lettie Maclean.  Ant e Lettie hanno scritto e registrato, per il progetto UPPM, questo brano, che nel maggio 2016 è diventato un singolo:

Guarda i sui dischi più rari su Amazon - CLICCA e su Ebay - CLICCA.

https://www.facebook.com/AnthonyPhillipsOfficial/videos/10154316035349814/

Progressive Music Awards a Londra, 1° settembre 2016:

Qui Ant intervistato nel 1987:

Ecco una delle interviste più approfondite tra quelle rilasciate da Ant:

Le "ri-uscite" di Private Parts & Pieces 1 & 2 + 3 & 4:

Le ultime di Ant su Horizons Genesis:

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Anthony Phillips: il cofanetto “Missing Links I-IV” – COMPRA

Nuova edizione ri-masterizzata e ampliata di "Missing Links" di Anthony Phillips.

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Anthony Phillips ha pubblicato le versioni rimasterizzate dei suoi quattro album originali di "Missing Links" in un cofanetto di 5 CD.

Compralo qui in versione digitale e box 5 CD:

La collezione raccoglie la library di Ant e la musica per la televisione dal 1976 in poi. Comprende anche un disco a 27 tracce di materiale raro e inedito.

Il primissimo "Missing Links" è stato pubblicato in edizione limitata nel 1989 e, sebbene i quattro volumi originali della serie siano stati successivamente pubblicati su CD, non sono più disponibili da alcuni anni, ma scambiati tra i collezionisti:

La sua popolarità portò ad altre tre edizioni di "Missing Links", che raccoglievano non solo composizioni di colonne sonore, ma anche altre rare registrazioni d'archivio realizzate da Anthony Phillips nel corso degli anni.

 

Anthony ha lavorato con il suo archivista Jon Dann per preparare questa nuova edizione con, appunto, un nuovo CD aggiuntivo di 27 tracce di materiale d'archivio inedito e raro, "Extra Links" esclusivo per questo set.

"MISSING LINKS I - IV" piacerà sicuramente ai fan del lavoro di Anthony. Questa nuova edizione in cofanetto presenta le note di copertina di Jon Dann.

Tracklist:

Disc One - Missing Links Volume One: Finger Painting

1 Force Majeure (1987)
2 Mountain Voices (1987)
3 Lord Of The Smoking Mirror (1987)
4 Sea Horses (1987)
5 Dungeons (1987)
6 Between The Rings (1983)
7 Evening Ascent (1983)
8 Streamer (1983)
9 After The Rain (1987)
10 Rottweiler (1983)
11 Sad Fish (1983)
12 A Song (1979)
13 God’s Chosen Car Park Suite (1986) Processional – Meditation – Cave Painting
14 Tropical Moon Over Dorking Suite (1985) Estrangement – Myra’s Dream – Reconciliation
15 Fountain Pool (1986)
16 Q. (1984)
17 Three Piece Suite (1984) To The Shrine – Through The Forest – Towards The Light
18 Boulevard Of Fallen Leaves (1981)
19 Land Of Dragons Suite (1989) Land Of Dragons (Part 1) – Kites – Harbour At Sunset – Dance Of The Crabs – Sand Octopus And The King Crabs – Do The Shrimps Know They’re Chinese – Land Of Dragons (Part 2)
20 And A Prayer (1979)
21 Tierra Del Fuego (1979)
22 Paradise Found (1979)

Disc Two - Missing Links Volume Two: The Sky Road A Collection Of Archive, Commission And Unreleased Album Material

1 Exile
2 Lifeboat Suite Opening Theme – Sunday Morning – Another Shout – Across The Sandbar – Storm Warning – Kim Waits – The Rescue Of The Janet C – Let Not The Deep Swallow Me Up – Closing Theme
3 The Bitter Suite part 1 – Part 2
4 Across The River Styx
5 A Flock Of Souls
6 Along The Towpath
7 The Sky Road
8 Tears On A Rainy Day
9 Tiwai: Island Of The Apes bats – In The Firmament
10 Wild Voices, Quiet Waters Suite Twilight On The Lake – Winterloons – Waterstar
Serenita
11 Timepiece
12 Field Of Eternity (Excerpts From The Original Version)
13 The Beggar And The Thief

Disc Three - Missing Links Volume Three: Time And Tide A Collection Of Television And Library Music 1992 – 1997

1 Amazonas
2 Peruvian Plains
3 Manatee Garden
4 Turtle Race
5 Indio Wedding
6 Underwater Forest
7 Fiesta Del Charangos
8 Slow Hand Sloth
9 River Chase
10 Sacred Kingdom
11 African Dream
12 Bedouin Train
13 Sandstorm
14 Kalahari March
15 Songoku
16 Schuan Journey
17 Slow Boat To China
18 Back In The Land Of Dragons
19 Shadow Puppet
20 Sea Jewel
21 End Theme For Five
22 Minnow Dance
23 Sunken Galleons
24 Haunting The Dark Sea
25 Time And Tide
26 Okavanga
27 Under Desert Stars
28 Lost In A Desert Night
29 Blue Lagoons

Disc Four - Missing Links IV: Pathways & Promenades

1 The Golden Road To Samarkand
2 Promenade
3 Sceptred Isle
4 Danza Cucaracha
5 Fallen Idol
6 Cascades
7 Sky Dawn
8 Misty Mountains
9 It’s All Greek To Me
10 Haven From The Sea
11 Heavenly Gene
12 Ironclad
13 Water Gardens
14 Night Train
15 Sleeping Giant
16 Sombrero
17 Irish Lament
18 Aurora
19 Without You
20 Sad Exodus
21 Summer Of Love
22 Light Rain
23 Halcyon Days

Disc Five: Extra Missing Links

1 Opening Theme For Five
2 Empire Of The Elephant
3 Great Rift Valley
4 Dwellers Of The Deep
5 Exile Link
6 Freeway Dude
7 Sumatra
8 Tears On A Rainy Day Link
9 Is There Anyone Out There?
10 Antibes Cocktail
11 Tropical Moon Romance
12 Sitar Pastoral
13 Wings Over The World
14 Stakeout
15 Bush Babies Suite
16 Sky Road Link
17 Citizens Of The Coral
18 Estrangement (Piano Mix)
19 Night Search
20 Granada
21 A Noble Spirit
22 In The Heart Of Africa
23 Malvern Hills
24 Flight Of The Snow Geese
25 Never Meant To Be
26 New Alchemists Suite
27 The Beggar & The Thief (Instrumental V)

Ascolta Anthony Phillips:

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30 anni fa usciva “Slow Dance” di Anthony Phillips, 24 settembre 1990 – ASCOLTA

Storie e Memorie indimenticabili, attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

By D.B.

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30 anni fa, il 24 settembre 1990, usciva il capolavoro di Anthony Phillips "Slow Dance".

L'album è una suite strumentale di 50 minuti divisa in due parti. La musica è stata composta da Phillips ed eseguita da lui stesso con altri musicisti:

Anthony Phillips - tastiere (E-mu Emax, Roland Jupiter-8, Casio CZ-5000, Roland TR-808 drum machine), chitarre (Alvarez 12 corde, Fender Stratocaster, Yari classic, Ovation 6 corde), Gretsch basso fretless, TOM drum machine, Yamaha QX5 Sequencer su "Slow Dance (parte 2)".
Martin Robertson - clarinetto
Ian Hardwick - oboe
Michael Cox - flauto, ottavino
Tjborn Holtmark - tromba
Julie Allis - arpa
Ian Thomas - batteria
Frank Ricotti - percussioni e off spin
John Owen-Edwards - direttore
Gavyn Wright - leader degli archi
Quartetto Speachi
Ralph Bernascone - direttore del quartetto

Ascolta l'album:

Track list:

Tutti i brani sono composti da Anthony Phillips.

1. "Slow Dance (Part 1)" 23:57

2. "Slow Dance (Part 2)" 26:27

Nel 2017, Slow Dance è stato ristampato come digipack 2 CD/1 DVD Deluxe Edition.

Contiene l'originale e un nuovo mix stereo, un mix  surround 5.1 e brani inediti intitolati "Slow Dance Vignettes".

Il pacchetto include un poster e un libretto di 16 pagine con ampie note di copertina. 

1. "Themes from Slow Dance" 3:30
2. "No Way Out (Alternate Mix)" 4:23
3. "A Slower Dance" 3:36
4. "Guitar Adagio from Slow Dance" 4:31
5. "Touch Me Deeply (Demo)" 5:58
6. "Clarinet Sleigh Ride" 6:54
7. "Slow Dance Single Demo (Alternate Mix)" 7:38
8. "No Way Out (Original Mix With Drums)" 8:21
9. "Lenta Chorum"

Il titolo dell'album è stato deciso nell'estate del 1990.

Phillips ha dichiarato che "Slow Dance" era tra i tanti possibili, tra i quali "Time & Tide" e "Field Day". Quest'ultimo è stato usato per il nome dell'album di Phillips del 2005.

"Slow Dance" sarebbe stato suggerito da qualcuno alla Virgin ritenendo l'album un  ottimo accompagnamento per un balletto.

Angolo del Collezionista:

Ascolta Anthony Phillips:

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Seven Stones, sette pietre miliari di Genesis & Co.: “Prendere il largo”

Sette pietre miliari per un libero percorso musicale attraverso Genesis & Co.

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Indovina il collegamento QUESTA VOLTA FACILISSIMO tra queste sette canzoni (la soluzione è dopo i brani). Non vuoi indovinare? Allora ASCOLTA IL PODCAST (in italiano) - CLICCA QUI.

Controlla se hai indovinato:

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1) Genesis “Home by the Sea” (1983). Il testo della canzone in realtà è ben poco estivo e attinente al mare: parla di un ladro, che irrompe in una casa solo per scoprire che è infestata. Il ladro viene catturato dai fantasmi, che lo costringono ad ascoltare le loro storie per il resto della sua vita.

2) Peter Gabriel “Red Rain” (1986). Anche in questo caso il mare è piuttosto inquietante. Il testo infatti è stato ispirato da un sogno ricorrente in cui Gabriel nuotava in un mare di acqua rossa. Gabriel ha spiegato alla rivista “Mojo”, nel settembre 2013: “Red Rain” è stata scritta dopo un sogno che avevo fatto in cui il mare era diviso da due pareti. C’erano queste figure di vetro, che si avvitavano in ogni parete, si riempivano di sangue rosso e poi venivano calate sulla sabbia, dove scaricavano il sangue. Facevo questi sogni estremamente vividi, che mi spaventavano a morte”.

3) Mike + The Mechanics “Beggar on a Beach of Gold” (1995). La spiaggia è una metafora, sottolineata anche dalla copertina, in cui Mike è seduto a piedi nudi su di una distesa di monete d’oro. Come a voler dire che si tratta di apprezzare ciò che abbiamo qui e ora e non cercare comunque ciò che non possiamo ottenere. Apprezzare quello che abbiamo, anche le piccole cose.

4) Phil Collins “Too Many Fish in the Sea” (2010). È una canzone di successo del 1964 registrata dal gruppo canoro Motown The Marvelettes. È stata la prima hit del gruppo, nella top 40 per quasi un anno, raggiungendo il numero 25 della Billboard Hot 100. La canzone è stata uno dei primi singoli di successo scritti da Norman Whitfield ed Eddie Holland. È stato anche il primo singolo prodotto da Whitfield. Nel 2010 Phil Collins l’ha inserita in “Going Back”, suo ottavo album solista in studio, con cover della Motown degli anni ’60 e degli standard soul. “Too Many Fish in the Sea”, è stata data in omaggio in anteprima ai nuovi utenti iscritti al sito web di Phil rinnovato.  Poi ha fatto parte dei bonus tracks del DVD e di “The Essential Going Back”, una riedizione uscita il 10 giugno 2016. Anche qui i pesci del titolo sono una metafora.

5) Ray Wilson “Song for a Friend” (2016). Nel brano Ray si lascia andare ai ricordi: “Se guardate laggiù, è lì che sono nato”. La canzone si basa su semplici flash di memorie su sua madre: “Era proprio la migliore mamma del mondo”, che viene paragonata alla fresca e limpida aria del mare.

6) Steve Hackett “Loving Sea” (2015). L’ha spiegata Steve in questo video, pubblicato il 26 luglio 2020:

7) Anthony Phillips “The Sea and the Armadillo” (1984). Fa parte dell’album “Private Parts and Pieces IV: A Catch at the Tables”, nono lavoro in studio di Ant e quarto capitolo della sua serie “Private Parts & Pieces”. Il brano è strumentale. Nell’album, tra mare e lago (“Down Over The Lake”), l’acqua è molto presente, anche nella copertina:

Suggerisci anche le tue Seven Stones, i tuoi sette gradi di unione tra Genesis & Co. alla nostra mail. CLICK HERE.

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Anthony Phillips: “The Living Room Concert: Expanded & Remastered Edition” – COMPRA

Nuova edizione ri-masterizzata e ampliata di The Living Room Concert di Anthony Phillips.

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Originariamente pubblicato nel maggio 1995, l'album presentava i momenti salienti di una performance solista dal vivo di Anthony, registrata il 21 marzo 1993 nell'ambito della Living Room Concert Series per il programma radiofonico statunitense Echoes, quotidiano di musica strumentale contemporanea. 

Acquistalo qui:

Lo spettacolo è stato trasmesso su 120 stazioni radio pubbliche in America il 25 giugno 1993.

Per l'esecuzione Anthony ha selezionato una serie di pezzi per chitarra acustica e pianoforte, attingendo principalmente a brani originariamente pubblicati sugli album The Geese and The Ghost, Private Parts and Pieces e A Catch at The Tables, insieme a due pezzi del New England, l'ottavo volume della serie Private Parts & Pieces e una versione solista a 12 corde del primo movimento di un Guitar Quintet da lui composto nel 1976, che era stato successivamente inciso con parti per archi e strumenti a fiato, Conversation Piece.

Non disponibile su CD da molti anni, The Living Room Concert è stato ri-masterizzato e ampliato per includere tre brani inediti registrati per la trasmissione originale, Jaunty Roads, Let Us Now Make Love e Lucy: An Illusion.

Questa edizione di Esoteric Recordings ripristina l'opera d'arte originale e include nuove note di copertina dell'archivista di Anthony Phillips Jon Dann.

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I luoghi di Phil Collins: Londra-Concorde-Philadelphia e ritorno – il RICORDO di PHIL

I luoghi indimenticabili nella storia di Genesis & Co., attraverso audio, video, documenti e molto altro ancora.

By D.B.

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Il 13 luglio 1985 Phil Collins è il protagonista di una clamorosa doppia esibizione al Live Aid, una a Londra, l'altra a Philadelphia, dall'altra parte dell'Atlantico.

Ascolta anche il podcast (in italiano) - CLICCA QUI.

Verso le tre del pomeriggio Phil e Sting salgono sul palco di Wembley, accolti da un boato del pubblico.

Ma non tutto fila liscio: Sting dimentica le parole di Every Breath You Take.

"Un attimo prima di entrare in scena, con la massima disinvoltura, Sting mi avverte: «A proposito, qualche volta faccio casino con le parole...». Un attimo dopo, in piedi davanti al pianoforte, mi affanno a leggere i versi mentre lui è partito per la tangente dall’altra parte del palco: «Every breath... every move... every bond...»", ricorda Phil, nella sua autobiografia "No, non sono ancora morto", trad. Anna Mioni, Mondadori.

Non solo. La giornata è molto calda, anche a Londra. Ancora Phil:

"Il palco è bianco, splende il sole e si muore di caldo. Sono così sudato che mentre suono Against All Odds un dito scivola sui tasti del pianoforte. Una vera stecca, sento quasi rabbrividire gli ottantamila fan che riempiono Wembley. E non soltanto loro, quella nota sbagliata è arrivata in tutto il mondo. Se aggiungiamo il pasticcio di Every Breath, sto già facendo la figura del principiante."

A Wembley Phil esegue anche In The Air Tonight, poi, insieme a Sting, ecco Long Long Way to Go:

L'esibizione londinese di Phil Collins finisce così. Ma non la sua lunga giornata. Lo attende un Concorde per gli Stati Uniti. Ricorda Phil: 

"Non volevo passare per l’unico sbruffone che suonava a entrambi i concerti, e mi avevano assicurato che anche i Duran Duran avrebbero preso l’aereo per Philadelphia. Senonché, per qualche ragione, i Duran Duran si esibiscono solo in America. Insomma, da un momento all’altro l’atmosfera cambia completamente."

Addirittura, a metà del volo del Concorde, è in programma un collegamento televisivo dall’aereo. Eccolo:

Ed ecco come lo ricorda Phil:

"Negli studi televisivi a Londra, i presentatori della BBC alimentano l’eccitazione del pubblico. «Eccoci in diretta con Phil Collins dalla cabina del Concorde! Come va, Phil?»

«Tutto bene, siamo a metà strada...»

Billy Connolly, Andrew Ridgeley degli Wham! e Pamela Stephenson, gli ospiti in studio, sono perplessi. Non sentono altro che gracchi indistinti e interferenze."

Arrivato in elicottero dal JFK Airport di New York al JFK Stadium di Philadelphia, Phil accompagna alla batteria Eric Clapton in White Room:

She's Waiting:

E Layla:

Ricorda Phil: "Il set con Eric è divertente e spensierato. Con il suo batterista Jamie evitiamo di tagliarci la strada, e il risultato è splendido. "

Poi si esibisce da solo. Di nuovo Against All Odds (Take a Look at Me Now) e In the Air Tonight:

Quindi è il delicatissimo momento della reunion dei Led Zeppelin. Phil suonerà con loro. Lo aveva invitato l'amico Robert Plant, prima ancora che venissero coinvolti gli altri ex membri e il Live Aid si trasformasse nel loro clamoroso ritorno insieme. Ma già prima di salire sul palco l'atmosfera non è delle migliori.

Phil: "Robert da solo: un tipo adorabile. Robert e qualsiasi cosa abbia a che fare con gli Zeppelin: è come se si producesse una strana e malevola reazione chimica. È tutto cupo, persino diabolico. Jimmy è palesemente – diciamo così – nervoso e irritabile. (...) ora mi stanno presentando John Paul Jones, che è muto come un pesce. Poi è la volta di Tony Thompson. Mi accorgo che mi tratta con estrema freddezza. (...) Gli parlo dei rischi dei due batteristi sul palco: sono anni che lo faccio con i Genesis e la mia band, so perfettamente quanto è facile che vada tutto a rotoli. Il segreto, come ho imparato a mie spese, è stare sul semplice. Lo sguardo di Tony, però, mi dice che non sa che farsene delle «dritte» di un opportunista appena atterrato da oltreoceano con il Concorde."

Phil introduce Robert Plant e i Led Zeppelin (ecco l'intera esibizione):

Eseguono Rock and Roll, Whole Lotta Love e Stairway to Heaven. 

Ma Phil non ha un buon ricordo dell'esibizione: "Sin dall’inizio mi rendo conto che le cose non vanno per il verso giusto. Dalla mia posizione sento poco Robert, ma quanto basta per accorgermi che non è al suo meglio. Altrettanto vale per Jimmy.

Non ricordo nemmeno di aver suonato Rock and Roll, ma so di averlo fatto. Ricordo però lunghi e atroci minuti di quello che Robert chiama sdegnosamente «lavoro a maglia», ovvero il drumming a effetto (...) percuotere l’aria per evitare di contribuire al disastro. Se avessi saputo dell’altro batterista, mi sarei chiamato fuori ben prima di arrivare a Philadelphia.

Sul palco, tengo gli occhi incollati su Tony Thompson. Mi tocca andargli dietro, perché picchia come un dannato e ha deciso di ignorare i miei consigli. (...) Il punto è che mi sentivo spaventosamente a disagio, se avessi potuto sarei uscito dal palco a metà di Stairway, se non prima. Ma ve le immaginate le reazioni?"

E con certo sollievo che Phil porta a termine l'esibizione con i Led Zeppelin. Ora deve "soltanto" affrontare un'intervista insieme a loro. Eccola:

Ancora Phil dalla sua autobiografia: "Hunter inizia a porre domande semplici, ma nessuno lo prende sul serio. Robert e Jimmy danno risposte vaghe e impertinenti, John Paul Jones è sempre muto come un pesce.

Mi dispiace per Hunter. È in diretta mondiale e il pubblico lo guarda con il fiato sospeso, ma i ragazzi gli stanno facendo fare la figura dell’idiota. E così, pur non avendo alcun titolo, cerco di salvare il salvabile rispondendo io."

Nel backstage Collins ha pure il fiato per riassumere questa lunga giornata in un'intervista singola, ancora con Hunter:

Ma nella sua autobiografia il riassunto è ben più tagliente ed efficace: "Wembley, Heathrow, il Concorde, il JFK (aeroporto e stadio), le quattro performance, una delle quali infernale".

Un ultima curiosità: sul Concorde Collins aveva incontrato l'attrice e cantante Cher, che non era a conoscenza dei concerti. Dopo aver raggiunto gli Stati Uniti, ha assistito a quello di Philadelphia e la si può vedere mentre si esibisce nel brano collettivo finale We Are the World

Anche Phil era stato invitato a partecipare, ma aveva declinato per stanchezza (e non solo, visto com'era andata con Plant & Co.).

"In albergo accendo la tv e vedo gli ultimi spasmi del concerto di Philadelphia. Un momento, chi è quella sul palco? Cher - racconta Phil-.

È la degna conclusione di una giornata di follia. Non solo è riuscita a entrare, ma ha un microfono in mano e sta cantando We Are the World. Forse proprio il mio verso."

I ricordi di Phil Collins sono tratti da:

Guarda tutti i concerti del Live Aid

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Horizons Radio MAIL: CLICCA QUI

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Ascolta Phil Collins:

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Musica VS Covid-19: Genesis live a Dortmund, 14 giugno 1978 – VIDEO RARI

Ri-viviamo i grandi concerti del passato di Genesis & Co. in attesa del ritorno dei live dopo la quarantena del Covid-19 e di The Last Domino? Tour

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1978 Westfalenhalle, Dortmund Germany - VIDEO:

1992 British Columbia Place Stadium, Vancouver Canada - "Stone Trek" FM Radio Special INTERVISTA:

2007 Messecenter, Herning Denmark - VIDEO

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